Lavoro e giovani. Due mondi che molto spesso sembrano faticare a comunicare e a capirsi. Il primo, a volte, un ambiente ostile e sordo ai bisogni delle nuove generazioni. I secondi che non sempre lo considerano come l’unico tassello per definire il senso della propria esistenza.
A mettere in contatto questi due poli la Fondazione Pierre Carniti, che attraverso il Premio omonimo ha premiato a Roma, presso la Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione del La Sapienza, per incentivare la produzione di studi di giovani in tema di lavoro. L’evento, dal titolo “Il lavoro visto dai giovani” ha visto nella
stessa aula universitaria studenti della facoltà, giovani sindacalisti e dirigenti sindacali dei metalmeccanici della Cisl uniti a riflettere e confrontarsi sul tema del lavoro che cambia.
L’edizione 2025 del Premio ha visto già una elevata partecipazione con 20 studi presentati. Sono stati premiati Valerio Fedele Addis, 23 anni, per uno studio sull’analisi comportamentale della fissazione del salario, Giorgio Impellizzieri, 31 anni, per uno studio sull’apprendistato tra formazione e occupazione e Miriana Martino, 25 anni, per uno studio sui servizi di supporto psicologico ai lavoratori in azienda.
Lucia Valente, professoressa di diritto del lavoro ha sottolineato come “la generazione Z troverà un lavoro molto diverso da quello attua
le. Il lavoro su piattaforma è sempre più presente, così come si dovranno pesare bene gli impatti dell’intelligenza artificiale. tutto questo potrebbe comportare uno spostamento dal collettivo all’individuale. Ma senza il collettivo, il singolo difficilmente riesce a sopravvivere”.
Nei loro interventi Raffaele Morese, vice presidente della Fondazione, e Anna Ponzellini, professoressa e presidente della giuria del premio, hanno ricordato la dimensione innovativa di Pierre Carniti, convinto del fatto che il sindacato avesse l’obbligo di guadare a come il lavoro sarebbe cambiato nel futuro.
Il segretario generale della Fim-Cisl, Ferdinando Uliano, ha sottolineato l’importanza “di uno scambio tra mondo del sindacato e delle università. L’approccio delle rappresentanze dei lavoratori deve essere quello di guardare ai bisogni dei giovani e portarli dentro la contrattazione e dentro i contratti”.
“Un lavoro – ha spiegato il numero uno dei metalmeccanici della Cisl – che è stato fatto anche nell’ultimo e sofferto rinnovo del contratto. Erano quasi 20 anni che i metalmeccanici non dovevano sciopera per ottenere un rinnovo, e questo è stata anche una sfida nei confronti delle giovani generazioni di sindacalisti per far comprendere che quando i diritti non si ottengono si può anche scioperare”.
Per Uliano è “importante accrescere il protagonismo dei giovani all’interno del sindacato e rafforzare la loro partecipazione. Inoltre la Fim-Cisl si sta impegnando nell’attivazione di tirocini presso le maggiori università, curriculari ed extra curriculari per attivare percorsi dentro il sindacato”
Al termine dell’evento Roberto Benaglia, presidente della Fondazione, ha presentato il bando 2026 del Premio Pierre Carniti che verterà intorno al tema “Giovani e lavoro: tendenze, bisogni e nuove politiche” volto a sollecitare la produzione di studi che affrontino il rapporto tra giovani e lavoro, il calo demografico, la questione dei Neet, i bisogni espressi in relazione al lavoro, una revisione del rapporto tra scuola e lavoro e la creazione di nuove politiche e azioni contrattuali.




























