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Home - Notizie del giorno - La crisi della forma partito e il problema della democrazia

La crisi della forma partito e il problema della democrazia

19 Dicembre 2016
in Notizie del giorno

Quel che resta del ventennio berlusconiano non è certo l’uscita del paese dalla condizione di cronica stagnazione della sua economia o la liberalizzazione del mercato. Del miracolo economico con il milione di posti di lavoro branditi come baionette non se ne è fatto nulla; della  seconda molto meno di quanto ha realizzato il mite Bersani con le sue lenzuolate contro gilde, ordini  e corporazioni.

Il lascito del berlusconismo è invece una nuova e pervasiva concezione del partito e della sua direzione politica.

Da una parte il nuovo principe si è trasformato nel partito del presidente e dall’altro la titolarità delle risorse ( economiche e strumentali) a disposizione è passata dalla collettività degli iscritti a quella del suo leader o del suo cerchio magico. Queste due direttrici di cambiamento sono diventate oggi gli assi portanti a cui più o meno tutti i partiti si sono adeguati.

Un chiaro esempio del primo è l’attuale Partito Democratico, diventato  nella acuta definizione di Ilvo diamanti, il PdR ovvero sia il partito di Renzi. Un esempio del secondo è il Movimento 5 stelle, il cui brand e l’infrastruttura di comando ( la piattaforma   Rousseau) è di titolarità della Casaleggio associati.

Le organizzazioni umane tendono inesorabilmente all’isomorfismo e alla omologazione delle strategie necessarie ad ottenere legittimazioni nel contesto istituzionale. E questo movimento centrifugo verso uniformità e  semplificazione della linea di comando  è tanto più accentuato quanto più evanescenti sono i meccanismi di effettiva partecipazione democratica alla elaborazione della linea politica.

Il deficit di democrazia ( formale e strutturale al contempo ) è dunque uno degli elementi che discende da tale trasformazione dell’agire politico e questa effettiva riduzione degli  spazi democratici   caratterizza il partito del post moderno indipendentemente dal tipo organizzazione da questo adottata. A poco servono circoli e sezioni ( la versione novecentesca) se il partito è totalmente incentrato sulla persona del leader ( come contesta la minoranza Dem all’attuale segretario) e altrettanto priva di effetti è la democrazia del web ( la versione post ideologica)  in mancanza di trasparenti momenti di verifica e controllo delle procedure  di votazione (come viene giustamente contestato da Renzi al Movimento 5 stelle) .

Questi temi, si badi  bene, non sono secondari e di minore rilievo rispetto a quelli della scelta della linea politica da adottare. Al contrario nella società della informazione la trasparenza degli atti è l’elemento senza il quale il rapporto di fiducia dei cittadini nei confronti delle proprie elites,  viene a cessare  indipendentemente dallo specifico contesto.

Il successo del movimento 5 stelle è anche il frutto del logoramento del modello leaderistico  di partito politico e la pesante battuta di arresto di Renzi con la sonora sconfitta al referendum è la riprova che quel modello simil -castrista  è oramai uno yogurt scaduto.

Lo stesso rischio incombe sul movimento cinque stelle dove la democrazia del web è a corrente alterna. Si mette in streaming tutto quello che rafforza l’immagine del movimento, si  tratta nelle segrete stanze e a   bocche cucite  quando il rischio di apparire esattamente come si è  rischia di emergere nella sua nudità.

E in tale contesto la penosa vicenda di Roma con la debacle di un sindaco ( manifestamente incapace)  su cui il 70% dei  cittadini aveva riposto convinte aspettative di cambiamento rischia di trasformarsi in un boomerang per l’intero sistema politico di cui il movimento 5 stelle( purtroppo) ha dimostrato di essere parte integrante.

Il problema dunque rimane sempre e soltanto quello della democrazia; un problema che, si badi bene,  non può essere superato con nessun mezzo tecnologico  se non si rispetta quella fondamentale divisione dei ruoli tra direzione politica e controllo della trasparenza che Berlusconi (per primo)  ha rubricato come delitto di lesa maestà. La tradizionale mancanza di anticorpi della nostra società fa il resto; e così le peggiori abitudini diventano prassi consolidata, anche per coloro che fanno fortuna  criticando aspramente comportamenti che poi pedissequamente adottano.

 

Roberto Polillo

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