Da circa un anno e mezzo, faccio il volontario al Bambin Gesù, con AVO. Mi è sembrato giusto fare qualcosa di utile per qualcuno, andando oltre la normale routine della vita. Debbo dire che oltre a dare una mano a chi ne ha bisogno, aiuta anche me a dare il giusto peso alla realtà della vita. E da allora fino al momento in cui scrivo, ho visto sventolare le bandiere di un sindacato, le cui aste sono ben fissate sui cancelli, sui pali, sulle inferriate, a ridosso delle strutture tutte, non solo nella sede amministrativa di Roma in Viale di Villa Pamphili, dove ha senso, ma anche nelle strutture ospedaliere, dal Gianicolo a Palidoro e persino a Passoscuro nella nuova struttura di cure palliative.
Io conosco l’importanza del presidio sindacale per riuscire a spostare il confronto con le controparti. Sono entrato in una fabbrica metalmeccanica di Pomezia e dopo due anni sono stato eletto rappresentante del reparto progettazione di cui facevo parte, allora non c’erano le RSU, ma il Consiglio di Fabbrica, un piccolo Parlamento Sindacale in cui erano rappresentate tutte le attività e le professionalità. Anche io ho messo le bandiere dell’allora FLM sui cancelli e sulle ringhiere durante una vertenza aziendale che durò qualche mese. Faceva parte della pressione che si cercava di fare, insieme a qualche sciopero, a qualche volantinaggio, a qualche presidio anti-straordinari. Strumenti di lotta sindacale, pacifici ma comunque duri, faticosi, che costavano sacrifici economici, professionali e di tempo sottratto alla famiglia. So bene quindi cosa significa e l’importanza di certi strumenti, compreso l’utilizzo delle bandiere che incorniciano la sede interessata alla vertenza sindacale.
Ma, c’è un Ma, a mio avviso grande come una casa. La lotta sindacale non può non tener conto di dove avviene. Gli strumenti che si usano in una fabbrica o in un cantiere o in un’acciaieria piuttosto che in un magazzino, non possono e non devono essere gli stessi quando si tratta di una struttura ospedaliera e men che meno se è un Ospedale Pediatrico. Certo che in quell’ambiente ci sono lavoratori! Il personale sanitario, il personale dei servizi, ma soprattutto circolano persone che hanno piccole o grandi sofferenze. Non è piacevole andare in un ospedale per sé stessi o per far visita e vedere bandiere al vento in ogni angolo. Lo scopo del Sindacato e io ne so qualcosa, anche e soprattutto nelle vertenze più difficili, è quello di costruire alleanze, è quello di far sapere cosa succede, spiegare i perché, insomma portare il più possibile l’opinione pubblica dalla propria parte, ma soprattutto utilizzare gli strumenti più efficaci per costringere la controparte a venire incontro alle richieste e ad arrivare ad un accordo.
Nulla di tutto questo sta avvenendo. Le persone che portano i bambini o i ragazzi al Bambin Gesù, o non vedono quelle bandiere, troppo occupati da problemi impellenti o chi le vede, non si fa una buona idea. Non solo quelle bandiere costituiscono un danno d’immagine per quel sindacato, (in questo caso la Cisl, ma potrebbero essere di chiunque), ma neanche producono l’effetto sperato, visto che sono lì da troppi mesi (e non so da quanto c’erano prima che io le notassi). Imbandierare un Ospedale come fosse una fabbrica non è eticamente accettabile, questo è il mio pensiero ovviamente, ma credo che i padri e le madri che entrano in quelle strutture non si stringano intorno alle ragioni sindacali, al contrario, ne siano urtati. Né, mi pare, il management dell’azienda si senta sotto pressione.
I motivi della vertenza non sono sicuramente i licenziamenti che sarebbero la motivazione più grave per giustificare una lotta lunga e dura. Qualsiasi motivazione ha la sua dignità e bene fa il sindacato interessato a perseguire i suoi obiettivi, ma non si possono oltrepassare i limiti del sentire comune. Capisco, che per chi lavora in un Ospedale, lo stress, i problemi, la fatica, logora, in egual misura (forse di più) agli altri lavoratori. Sono consapevole che in un Paese i cui salari hanno perso potere di acquisto rispetto ai Paesi nostri competitori, nella Sanità è ancora più grave: medici ed infermieri sono di gran lunga meno pagati dei loro colleghi tedeschi, francesi, spagnoli, svizzeri, olandesi e la lista potrebbe continuare, ma la struttura ospedaliera non può e non deve essere usata come terreno di scontro, per la semplice ragione che sono coinvolte persone che soffrono, che si aspettano e sentono, di essere aiutate e accudite. Entrare in un ospedale imbandierato dà fastidio a me, volontario e sindacalista, figuriamoci a chi arriva in un Pronto Soccorso.
Proprio da sindacalista, circa vent’anni or sono, all’Ospedale Bambin Gesù, seguivo il personale della Multiservizi, allora era la Team Service. Il proprietario di questa azienda con l’accordo o su richiesta dell’amministrazione ospedaliera, sostituì nell’appalto l’azienda da contratto di Multiservizi a cooperativa sociale, il cui contratto era inferiore. Proclamai uno sciopero, che insieme ai lavoratori decidemmo di sospendere, non misi bandiere, non trovai solidarietà neanche tra i sindacati, soprattutto la categoria che faceva parte della mia confederazione, la Cgil. Si peggiorarono le condizioni economiche e normative di questi lavoratori, ma non perdemmo né la dignità, né gli iscritti. Per queste ragioni posso permettermi di invitare i sindacalisti di qualsiasi tessera, a rivedere questa forma di lotta in queste strutture. Non lo dico solo per le persone che sono costrette a rivolgersi in Ospedale, lo dico per salvaguardare l’immagine del Sindacato la cui funzione rimane insostituibile.
Fabrizio Tola




























