Il tema del rapporto tra la diffusione dell’intelligenza artificiale e il mercato del lavoro nel nostro paese, non appare sufficientemente affrontato, con la consapevolezza che merita, come furono l’introduzione dei telai e delle macchine a vapore nell’800, le catene di montaggio con il ciclo taylorista-fordista nel ‘900 e nei successivi anni ’80 l’informatica.
Una rivoluzione inarrestabile che deve essere governata, a fronte di posizioni neoluddiste e distopiche da una parte e acritica esaltazione del fenomeno dall’altra, come quella di Mark Zuckerberg, secondo il quale “L’intelligenza artificiale migliorerà le nostre vite e gli scenari apocalittici sono piuttosto irresponsabili”.
Tra le iniziative di studio si deve segnalare il volume “Intelligenza artificiale e mercato del lavoro”, a cura di Roberto Cosio e Fabio Conti, per i tipi di Giappicheli, 2026, che analizza il tema attraverso le categorie giuridiche da applicare a tale cambiamento epocale.
Un contributo – che si colloca in una linea mediana tra laissez-faire e regolazione centralistica – viene dalle iniziative dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL/ILO) sul rapporto tra intelligenza artificiale e mondo del lavoro, all’interno di un più ampio sforzo di analisi e governance delle trasformazioni tecnologiche, che stanno ridefinendo i sistemi produttivi globali. Negli ultimi anni l’organizzazione ha promosso studi, strumenti di monitoraggio e linee guida volte a comprendere l’impatto dell’intelligenza artificiale sull’occupazione, con l’obiettivo di garantire che l’innovazione tecnologica sia compatibile con i principi del lavoro dignitoso e dell’inclusione sociale.
Una delle principali iniziative dell’OIL riguarda la produzione di ricerche empiriche sul grado di esposizione del lavoro nei confronti dell’intelligenza artificiale. In questo contesto si colloca il rapporto “Generative AI and Jobs: A Refined Global Index of Occupational Exposure”, realizzato in collaborazione con il centro di ricerca NASK. Lo studio evidenzia che circa un lavoro su quattro nel mondo è potenzialmente esposto all’intelligenza artificiale generativa; tuttavia l’esito più probabile non è la sostituzione totale dei lavoratori, bensì una trasformazione delle mansioni e delle competenze richieste.
Questa prospettiva riflette l’approccio dell’ILO, che tende a interpretare l’IA come una tecnologia di “augmented work”, capace cioè di modificare e integrare le attività umane piuttosto che eliminarle.
Accanto alla ricerca, l’OIL promuove iniziative di governance e dialogo sociale. L’organizzazione insiste sulla necessità di coinvolgere governi, imprese e parti sociali nella definizione di politiche pubbliche capaci di accompagnare la transizione tecnologica. In questo quadro vengono incoraggiate politiche di formazione continua, programmi di riqualificazione professionale e strumenti di protezione sociale per i lavoratori più esposti ai processi di digitalizzazione. L’obiettivo è prevenire l’ampliamento delle disuguaglianze e garantire una distribuzione più equa dei benefici derivanti dall’innovazione.
Un altro ambito centrale delle iniziative dell’ILO riguarda la definizione di standard internazionali per l’uso responsabile dell’intelligenza artificiale nei luoghi di lavoro. L’organizzazione sottolinea l’importanza della trasparenza degli algoritmi, della tutela della privacy dei lavoratori e del rispetto dei diritti fondamentali nel caso di sistemi di gestione automatizzata del lavoro, come quelli utilizzati nelle piattaforme digitali o nei sistemi di monitoraggio delle performance.
Nel complesso, l’approccio dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro si basa su tre pilastri: analisi empirica dell’impatto dell’IA sul lavoro, promozione del dialogo tra attori istituzionali e sociali e definizione di principi normativi per un uso etico e inclusivo delle tecnologie. In questa prospettiva, l’intelligenza artificiale non è considerata soltanto una sfida tecnologica, ma soprattutto una questione di governance del cambiamento economico e sociale: serve una “Carta universale dei diritti del lavoro nell’IA”.
Maurizio Ballistreri Professore ab. Ordinario di diritto del lavoro, Università di Messina, Presidente dell’Istituto di Studi Sindacali, Roma




























