“Apprezziamo il rilievo dato dal presidente Mario Guidi alla tradizione delle buone relazioni sindacali nel settore agricolo e al riconoscimento del valore del lavoro nelle aziende associate a Confagricoltura. Noi, unitariamente, rappresentiamo centinaia di migliaia di lavoratori, abbiamo relazioni sindacali corrette con la maggior parte delle aziende che li occupano e per questo auspichiamo che, proprio partendo da queste buone relazioni, si possa giungere presto al rinnovo dei 100 contratti provinciali di lavoro, le cui trattative sono in corso.”
Cosi’ Stefano Mantegazza, segretario generale Uila Uil, intervenendo all’Academy 2016 di Confagricoltura “Impresa e lavoro in agricoltura” organizzata oggi a Roma.
“Non c’è alcuna contrapposizione tra associazioni imprenditoriali e sindacati, come dimostrano i molti avvisi comuni firmati insieme, anzi abbiamo una battaglia da combattere fianco a fianco contro il lavoro nero. L’obiettivo del disegno di legge sulla Rete del lavoro agricolo di qualità prevede che Fai, Flai e Uila, Confagricoltura, Coldiretti e Cia gestiscano insieme domanda e offerta di lavoro: un grande sistema bilaterale che valorizzi la rappresentanza e le aziende insieme al sindacato per cercare di affrontare un problema che il paese finora non è riuscito a gestire in numeri e dimensioni.” “Possiamo ancora migliorare il disegno di legge al senato” ha proseguito Mantegazza “per noi la soluzione migliore è che sindacato e imprese presentino insieme gli emendamenti che ritengono più utili a sconfiggere il lavoro nero. È una lotta di civiltà che dobbiamo alle aziende sane che applicano i contratti, ai lavoratori che in quelle aziende lavorano regolarmente e ai cittadini.”
“Per quanto riguarda i voucher” ha concluso il segretario “riteniamo l’eliminazione del tetto di 2000 euro per committente una mostruosità che va corretta perché consente di pagare con i voucher 191 giornate di lavoro, oggi retribuite con regolari buste paga. Non c’è niente di occasionale in un rapporto che dura oltre metà dell’anno, ma solo volontà di destrutturare ulteriormente mercato del lavoro”.






























