Una nuova falla nei conti della Capitale. Il Mef, infatti, avrebbe scritto al Campidoglio per contestare errori commessi nel calcolo della quota variabile degli stipendi dei suoi dipendenti, il salario accessorio, e sul rimborso del debito storico. La sindaca di Roma Virginia Raggi e il suo assessore al Bilancio sarebbero stati convocato a settembre in ministeri per rendere conto della situazione. La comunicazione ufficiale arriverà a Palazzo Senatorio fra qualche giorno, ma la Ragioneria generale dello Stato contesta il piano approvato dal Campidoglio per il recupero delle somme illegittimamente erogate ai propri dipendenti come salario accessorio, dal 2008 al 2012, come tecnicamente inaccettabile.
Una contestazione che, per forza di cose, non riguarda solamente i conti del Campidoglio, ma mette a rischio anche il pagamento dei premi di produttività e dei bonus previsti dall’accordo siglato a maggio tra Roma Capitale e i sindacati. Immediata la reazione del coordinatore delle Rsu di Roma Capitale Giancarlo Cosentino: “se la notizia sarà confermata arriveremo al più grande paradosso amministrativo di tutti i tempi, dove gli interessi politici e le esigenze di far cassa sulle spalle dei dipendenti pubblici prevalgono sul benessere organizzativo del più grande ente locale d’Italia e soprattutto sui servizi da erogare ai cittadini”.
Grazie al Decreto Salva Roma, alla deliberazione del Commissario Tronca relativa alla ricostruzione del fondo del salario accessorio a partire dall’anno 2016 e alla sottoscrizione definitiva del nuovo contratto decentrato approvato dall’organo di revisione, dall’organismo di valutazione e dalla giunta capitolina “si pensava di aver messo fine ad una vicenda che ha già tagliato in maniera netta gli stipendi dei lavoratori, fortemente depauperati dal mancato rinnovo dei contratti nazionali dal 2009 – conclude Cosentino – Non permetteremo a nessuno che lo scontro politico che si sta consumando abbia come terreno di sfida il salario dei dipendenti capitolini”.





























