Prende il via a Napoli, presso Città della Scienza di Bagnoli, il XXI congresso nazionale della Fim-Cisl. La prima volta nel capoluogo campano per il sindacato dei metalmeccanici cislini e, in particolare, la scelta di bagnoli come location d’elezione non è causale, come spiega lo stesso segretario generale Ferdinando Uliano nella sua relazione d’apertura: “Un terreno carico di memoria, dove affondano le radici di una delle pagine più importanti della storia industriale e sindacale italiana”.
Molti i temi affrontati dal leader della Fim, innanzitutto quello legato alle profonde trasformazioni che stanno investendo il settore: la transizione digitale, tecnologica, l’intelligenza artificiale, la riconversione ecologica, le tensioni geopolitiche e le nuove logiche regionali della catena del valore, le politiche protezionistiche “stanno riscrivendo le condizioni che possono condizionare la tenuta e lo sviluppo del sistema industriale e occupazionale, la salvaguardia dello stato sociale e il mantenimento della stessa democrazia – ha spigato Uliano -. Ma mentre sono in atto questi profondi cambiamenti, noi siamo qui in mezzo alle persone, nelle fabbriche e negli uffici di questo Paese, radicati nei valori del lavoro, siamo un punto di riferimento, pronti a lottare perché tutto ciò non diventi esclusione, come invece sta accadendo per la vertenza del contratto dei metalmeccanici dove bisogna invece alzare lo sguardo in avanti e riaprire il confronto”.
Inevitabile un’analisi sulla crisi della produzione metalmeccanica, che nel 2024 ha segnato un’ulteriore flessione: -4,2% rispetto al 2023, “peggio dell’intera industria italiana”. Le dinamiche produttive, spiega Uliano, presentano situazioni disomogenee nei diversi comparti, grazie ad attività molto diversificate, ma certamente settori cruciali come l’auto (-21,9%), l’elettrodomestico (-35% nel 2022-24) e la metallurgia “pagano il prezzo più alto”. Criticità che investono tutta l’Europa: -5,6%, con la Germania in sofferenza a -7,3% e la Francia a -3,8%. “Segnali che ci dicono quanto sia urgente, oggi più che mai, rilanciare una politica industriale seria in Italia e in Europa, lungimirante, che rimetta al centro il lavoro, le persone le loro competenze professionali, l’industria buona, innovata tecnologicamente, in grado di garantire la crescita della produttività e sviluppo quella che guarda al futuro”.
E in questo progetto di rilancio “l’Europa deve fare la sua parte, e deve farla subito”, in nome di un significativo “cambio di rotta. E’ necessario superare i vincoli del Patto di Stabilità, che oggi rischiano di soffocare la crescita, e aprire la strada a nuovi investimenti pubblici e privati, capaci di rilanciare il tessuto produttivo europeo. Servono investimenti massicci e coraggiosi, un coordinamento forte delle politiche industriali europee, una digitalizzazione inclusiva e una decarbonizzazione giusta, sostenibile socialmente, che rilanci la manifattura e non la penalizzi”.
Infine un dovuto focus sul Sud, che Uliano ha definito “una risorsa per tutto il Paese” che pure ha bisogno “di uno Stato che investa, che colmi i divari, che non lasci indietro nessuno” in nome di un princicipio di eguaglianza che colmi le distanze tra Nord e Sud. Il rischio è che si amplifichino ulteriormente anche a causa delle numerose crisi di settore e aziendali, d”ove le difficoltà delle grandi aziende spesso si scaricano anche sull`indotto, impoverendo ulteriormente il territorio”. Tra queste, cita il segretario generale della Fim, ad alcune vertenze come Stellantis, Whirpool, Ilva. “Il Sud ha competenze, potenzialità, tecnologia con una forte consapevolezza del valore del lavoro. Basti pensare alle presenze dei grandi gruppi come Stellantis, Iveco, Cnhi, Stmicroelectronics, Leonardo, Avio, Hitachi, Bosch, Baker Hughes Nel nuovo contesto globale caratterizzato dalle transizioni digitali e ambientali, ma anche dalla regionalizzazione del processo di internazionalizzazione dell`economia dobbiamo dare una prospettiva, una speranza ai tanti giovani, che fuggono da queste terre privandole di energie e competenze”.
In conclusione, per Uliano il Sud deve essere candidato “a diventare centro economico del Mediterraneo, obiettivo del reshoring delle produzioni, polo dell`energia pulita, e dell`innovazione. Ma servono investimenti, infrastrutture, digitalizzazione, logistica, intermodalità, centri di ricerca universitari. Serve un piano strategico. Servono risorse e coraggio”.
























