Nessuna modifica alla Legge Fornero, ma solo alcuni principi per consentire una flessibilita’ in uscita dal lavoro. Che avranno tuttavia un costo salato, circa 10 miliardi. E per questo motivo dovranno essere coperti da strumenti finanziari. Queste, in sintesi, le spiegazioni che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini, ha dato ai sindacati nel corso del vertice al ministero del Lavoro.
“Il coinvolgimento degli istituti finanziari, delle banche e delle assicurazioni non viene fatto per una questione ideologica ma nasce esclusivamente dal rispetto dei vincoli di bilancio visto che è di 10 miliardi la stima dei costi previsti per la flessibilità in uscita”, avrebbe detto Nannicini, precisando che non sara’ prevista alcuna penalizzazione per chi vi ricorrerà, ma “solo una rata di ammortamento di venti anni, con la copertura assicurativa e una detrazione fiscale sulla parte del capitale anticipato per alcuni soggetti più deboli e meritevoli di tutela”.
“L’ipotesi del Governo – ha spiegato Nannicini – è l’anticipo finanziario della pensione netta per gli anni che mancano alla pensione di vecchiaia”. Il tramite con gli enti finanziatori sara’ l’Inps, che svolgera’ il ruolo di front office per i cittadini che chiederanno l’anticipo pensionistico (il famoso Ape). L’Inps, in pratica, creerà il rapporto con gli enti finanziatori che erogheranno l’anticipo netto della pensione ai lavoratori che certificheranno la richiesta di pensionamento anticipato.
Il confronto tra governo e sindacati sul tema pensioni proseguirà’ comunque nelle prossime settimane: due nuovi appuntamenti sono già fissati per il 23 e 28 giugno. In questa data si discuterà anche di rivalutazione degli assegni pensionistici.





























