Nel 2025 in Italia sono nati 355.772 bambini, circa 14mila in meno rispetto all’anno precedente. Il numero medio di figli per donna scende a 1,14, nuovo minimo storico, mentre l’età media al parto sale a 32,7 anni. E i primi dati del 2026 confermano la tendenza, seppure con una flessione meno marcata. È il quadro che emerge dal rapporto Istat “Natalità e fecondità della popolazione residente – Anno 2025”.
Le nascite sono state sei ogni mille abitanti, in diminuzione del 3,8% rispetto al 2024. Il confronto con il 2008, quando si registrò il massimo degli anni Duemila con oltre 576mila nati, restituisce una contrazione ancora più significativa: -38,3%, pari a oltre 220mila bambini in meno. Secondo le prime stime provvisorie, tra gennaio e luglio 2026 i nati sono stati 196.864, contro i 198.975 dello stesso periodo del 2025, con una riduzione dell’1,1%. Anche la fecondità continua a calare, seppure lievemente, attestandosi nei primi sette mesi dell’anno a 1,13 figli per donna.
Alla base della diminuzione delle nascite ci sono sia la riduzione del numero dei potenziali genitori sia la minore propensione ad avere figli. Le donne che oggi hanno tra i 30 e i 40 anni, fascia d’età nella quale si concentra oltre il 65% delle nascite, sono nate in un periodo in cui la fecondità era già in diminuzione: tra il 1985 e il 1995 il numero medio di figli per donna passò da 1,45 a 1,19. A questo si aggiungono le difficoltà legate ai percorsi di istruzione sempre più lunghi, alla precarietà del lavoro giovanile, all’accesso al mercato delle abitazioni e alla conciliazione tra lavoro e famiglia, oltre alla scelta di posticipare o rinunciare alla genitorialità.
La flessione riguarda sia le donne italiane sia quelle straniere. Per le prime il numero medio di figli scende da 1,11 nel 2024 a 1,07, rispetto all’1,33 del 2010. Per le seconde passa da 1,81 a 1,74, contro il 2,31 del 2010. La fecondità delle donne straniere rimane quindi più elevata, ma anche in questo caso la tendenza è al ribasso.
La diminuzione interessa tutto il territorio nazionale. Il Centro registra il valore più basso, con 1,07 figli per donna, seguito dal Nord con 1,15 e dal Mezzogiorno con 1,16. La Sardegna si conferma la regione con la fecondità più bassa, pari a 0,85, l’unico valore inferiore a un figlio per donna. All’estremo opposto, la provincia autonoma di Bolzano mantiene il primato con 1,54 figli per donna. Tra le regioni, soltanto la Valle d’Aosta registra un aumento rispetto al 2024, passando da 1,05 a 1,11.
Nel frattempo continua a spostarsi in avanti l’età in cui si diventa genitori. Nel 2025 l’età media al parto raggiunge i 32,7 anni, contro i 32,6 del 2024 e quasi tre anni in più rispetto al 1995. Per il primo figlio si arriva per la prima volta a 32 anni, circa quattro in più rispetto ai 28,1 del 1995. La tendenza riguarda entrambe le componenti della popolazione: l’età media al parto è di 33,2 anni per le donne italiane e di 29,9 per quelle straniere. Il rinvio della maternità è più accentuato nel Centro e nel Nord, rispettivamente con 33,1 e 32,8 anni, mentre nel Mezzogiorno si attesta a 32,4. Basilicata, Sardegna e Lazio registrano le età medie più elevate: 33,6 anni nella prima e 33,2 nelle altre due.
Il rapporto evidenzia inoltre una diminuzione delle nascite da genitori italiani e da genitori entrambi stranieri, a fronte di un aumento di quelle da coppie miste. I bambini nati da genitori entrambi italiani sono stati 275.330, pari al 77,4% del totale, in calo del 4,8% sul 2024 e del 42,6% rispetto al 2008. I nati da genitori entrambi stranieri sono stati 49.002, il 3,1% in meno in un anno. Sono invece aumentati del 4,2%, arrivando a 31.440, i bambini nati da coppie miste, con un incremento particolarmente marcato quando è il padre ad avere cittadinanza straniera. Nel complesso, i nati da almeno un genitore straniero sono stati 80.442, pari al 22,6% delle nascite.
Il calo riguarda anche i figli di diverso ordine di nascita. I primogeniti sono stati 174.842, il 3,7% in meno rispetto al 2024; i secondi figli 127.479, in diminuzione del 4,8%; i bambini di terzo ordine o successivo 53.451, con una flessione del 2,1%. Per i primi e i secondi figli la contrazione è più intensa nel Mezzogiorno, dove i primogeniti diminuiscono del 5,3% e i secondi figli del 5,5%. La riduzione dei secondogeniti e dei successivi, in particolare, si inserisce in una tendenza di lungo periodo: dal 2008 i nati di secondo ordine sono diminuiti del 41,1%, mentre i primogeniti sono calati del 38,6%.
Cambia anche il modo di formare una famiglia. Nel 2025 le nascite fuori dal matrimonio sono state 156.874, il 44,1% del totale, in aumento di 0,9 punti percentuali rispetto al 2024 e di 24,4 punti rispetto al 2008. Nell’ultimo anno sono diminuite dell’1,8%, ma in misura meno intensa rispetto alle nascite all’interno del matrimonio, scese del 5,4% a 198.898. Cresce soprattutto la quota dei bambini nati da genitori che non sono mai stati sposati, passata dal 36,9% al 38% del totale.
Per la prima volta nel Centro un bambino su due nasce fuori dal matrimonio: la quota raggiunge il 50,1%, contro il 43,1% del Nord e il 42,3% del Mezzogiorno. La Sardegna è la regione con l’incidenza più elevata, al 59,4%, seguita dal Lazio con il 51,7%. La scelta di avere figli senza sposarsi è particolarmente diffusa tra le madri più giovani: tra quelle fino a 24 anni, il 62,4% delle nascite avviene fuori dal matrimonio, una quota che sale al 78,7% se si considerano le coppie di genitori entrambi italiani.
Il quadro restituisce dunque una trasformazione demografica che non riguarda soltanto il numero dei bambini che nascono, ma anche l’età in cui si diventa genitori, le condizioni in cui si progetta una famiglia e le forme stesse della genitorialità. Una tendenza che, secondo i dati provvisori del 2026, non mostra ancora segnali di inversione.
























