I Neet, i giovani che non lavorano e non studiano, sono una piaga in tutta Europa. Oltre il 15 per cento dei ragazzi e delle ragazze fra i 15 e i 29 anni sono fuori dalla popolazione attiva nei 28 paesi della Ue. In pratica, un giovane su 6. Ma, in Italia, la percentuale supera il 26 per cento, un ragazzo su quattro. In più, i motivi per cui un giovane non lavora, non studia, ha, per così dire, gettato la spugna, sono più seri e gravi in Italia che negli altri paesi paragonabili come livello di reddito.
Eurofound, un’agenzia della Ue, ha appena pubblicato un rapporto sui Neet, focalizzando l’attenzione sulle differenze fra i diversi paesi. La spaccatura, come prevedibile, corre fra il nord e il sud del continente, ma, anche in questa dimensione, l’Italia sembra perdere terreno. Il tasso di disoccupazione giovanile, da questo punto di vista, inganna. Grecia e Spagna, ad esempio, hanno tassi di disoccupazione, per gli under-24, superiori a quello italiano (50 contro 40 per cento più o meno). Sono percentuali spaventose, ma si riferiscono ai giovani che stanno attivamente cercando un lavoro.
E’ più allarmante il dato che comprende anche chi, alle soglie della propria carriera lavorativa, si è già chiamato fuori. Qui, l’Italia è l’unico paese che supera, per i giovani sotto i 24 anni, la soglia del 20 per cento. Se estendiamo l’analisi ai non più giovanissimi, cioè fino ai 29 anni, come abbiamo visto, la percentuale dei Neet supera il 26 per cento, contro una media europea del 15 per cento, più o meno il livello in cui si ritrovano Spagna e Grecia. In numeri, solo l’Italia ha più di 1 milione 200 mila Neet e solo metà è gente che sta cercando e non trova lavoro. L’altra metà non fa nè l’una nè l’altra cosa.
Il rapporto di Eurofound consente di analizzare i diversi motivi che spingono i giovani nell’area dei Neet. A livello europeo, un quarto sono disoccupati da poco tempo, il 23 per cento sono disoccupati da più di un anno, quasi il 6 per cento hanno abbandonato scoraggiati la ricerca di un lavoro e il 20 per cento è composto da giovani mamme che restano a casa a curare i bambini. Ma il quadro è molto diverso nei differenti paesi. In Francia e in Svezia, quasi metà dei Neet sono disoccupati da poco o hanno già trovato un nuovo lavoro. In Germania e in Gran Bretagna il grosso sono le giovani mamme. In Italia, invece, le donne che scelgono di stare a casa per far fronte a responsabilità familiari sono poche, meno del 15 per cento, sotto la media europea. Le ragazze sono Neet perché non trovano di meglio da fare e vanno a ingrossare le fila di chi sembra essersi arreso.
Se si sommano i giovani disoccupati a lungo termine e chi si dichiara scoraggiato, in Danimarca si arriva appena al 5 per cento. Al 10 per cento in Svezia, al 15 per cento in Germania. In Italia, 4 Neet su 10 appartengono alle due categorie più sprofondate. Il nostro paese ha il record degli “scoraggiati” nell’Europa occidentale. Di fatto, fra tutti gli italiani fra i 15 e i 29 anni, uno su dieci è un disoccupato di lungo corso o uno scoraggiato. E non è che non ci abbiano provato: il 41 per cento dei Neet italiani dichiara di aver avuto un’ esperienza lavorativa, da cui si è ritirato o è stato espulso.
Ci sono più donne che uomini nell’universo italiano di chi non studia e non lavora, ma se si sottrae il numero delle giovani mamme (pur più basso rispetto agli altri paesi), la proporzione si rovescia. In una coppia sposata, in effetti, è molto più facile che sia la donna, piuttosto che l’uomo a restare ai margini. Ma, contrariamente a quanto ci si aspetterebbe, statisticamente, un maschio sposato e con un figlio ha più probabilità di finire inattivo rispetto a un coetaneo celibe, dice il rapporto Eurofound. Per la serie: si può sempre stare peggio.





























