Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha dichiarato, in audizione alla Camera, che lo Stato continuerà a mantenere il controllo su Poste attraverso la Cassa depositi e prestiti, cui sarà ceduto il 35% del capitale.
“Lo stesso schema di Dpcm – ha chiarito – prevede il mantenimento della partecipazione dello Stato, direttamente o indirettamente attraverso sue partecipate, non inferiore al 35%”.
Tale quota “conferita a Cdp, consente allo Stato di continuare a detenere il controllo indirettamente tramire Cdp, con una quota di maggioranza e controllo.” In analogia con altre società a controllo statale, come Enel, Eni o Leonardo-Finmeccanica,”esistono limiti statutari. È fatto divieto a soggetti diversi dallo stato di esprimere voto in assemblea per una percentuale superiore al 5% qualunque sia la quota in loro possesso.”
L’introito derivante dalla vendita della ulteriore quota di Poste da parte dello Stato potrebbe aggirarsi “sui due miliardi” ai valori attuali.
La vendita e la cessione di una quota pari al 35% a Cdp “non modificano la garanzia statale sul risparmio postale- ha sottolineato Padoan – né i termini della convenzione tra Cdp e Poste”. Le operazioni inoltre “non modificheranno le strategie perseguite sia sul personale che per la piena operatività del servizio postale universale.”





























