Antonio Passaro, scrittore, giornalista e capo dell’ufficio stampa della Uil, ha scritto un’interessante libro sul valore del lavoro nella costituzione italiana.
Passaro, quale è l’intento del libro?
L’idea è quella di analizzare la genesi dell’articolo 1’ della costituzione in cui si afferma che l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro per capire cosa è rimasto oggi di questa sfida che i padri costituenti vollero inserire nel dettato costituzionale.
Il lavoro è citato come fondamento della nazione anche in altri paesi?
No, quella italiana fu una scelta originale.
Come nacque l’articolo uno?
Quella formula scaturì da un dibattito lungo e articolato. Non vi sono nelle carte, che sono oggi reperibilì sul sito della camera, riferimenti a proposte di articoli riconducibili all’articolo 1. Il lavoro fu però presente in modo immanente in tutta l’attività della costituente. Basti pensare che Vittorio Emanuele Orlando, presidente del Consiglio nell’Italia prefascista, subito dopo la sconfitta di Caporetto, aprì i lavori della costituente parlando del proprio di questo tema.
Quali furono le sue parole?
Disse che “il lavoro è un fattore assolutamente prevalente nella produzione e nella distribuzione della ricchezza”.
Il tema era sentito da tutti?
Sì, per esempio il liberale Condorelli, disse “la nostra economia è imperniata sul lavoro, che è una ricchezza che non si è potuta distruggere e non si è potuto espropriare”.
Vi fu subito accordo sulla formulazione dell’articolo?
Vi erano tre proposte, la prima del Pc e del Psi che chiedeva che si scrivesse che la repubblica fosse fondata sui lavoratori, mentre il partito Repubblicano voleva che l’articolo dicesse che il Paese era fondata sui diritti di libertà e del lavoro. Ogni posizione aveva dietro l’ideologia del proponente. Alla fine prevalse la mediazione proposta dalla Dc.
Il dettato costituzionale è stato poi rispettato?
Fanfani scrisse nel giorno dell’approvazione della costituzione che la vera sfida sarebbe stata di trasformare in fatti le parole. Nel dopoguerra questo avvenne. Oggi invece non è più così.
Di chi è la colpa?
Non direi che sia colpa di qualcuno, piuttosto è un problema globale. Ma proprio noi che abbiamo fondato la nostra repubblica sul lavoro non possiamo esimerci dall’essere i primi a riflettere sul fatto che non siamo più capaci a rispondere alla sfida che i padri costituenti ci hanno posto. Ecco perché ho scritto il libro. Vorrei che il governo, le parti sociali e i lettori riflettessero su come rimettere il lavoro al centro della nostra società.
Quale è la parte del libro che le piaciuta più scrivere?
La parte di ricerca sulla volontà dei padri costituenti. Ho cercato di ricostruire la gestazione ripercorrendone, passo dopo passo, la lunga evoluzione dialettica.
Luca Fortis
























