Secondo le attese, l’incontro fissato per giovedì 19 novembre, a Roma, tra Finmeccanica e i sindacati dei metalmeccanici doveva costituire poco più di un passaggio tecnico, cronologicamente incastonato nel mezzo di una trattativa complessa. Ha finito, invece, per diventare l’occasione in cui i rapporti tra Fim e Uilm, da un lato, e Fiom, dall’altro, sono tornati a divaricarsi.
Per capire quanto è accaduto ieri, in una delle sale di riunione ospitate dalla sede nazionale di Confindustria, bisogna avere in mente i due processi in cui l’appuntamento si inseriva.
Il primo processo, di natura industriale, è quello, ripetutamente annunciato quest’anno, che porterà Finmeccanica a trasformarsi, da holding che possiede un gruppo di imprese metalmeccaniche, attive in vari campi, in un’unica grande impresa, attiva nel più circoscritto ambito di aerospazio, difesa e sicurezza. Infatti, l’ amministratore delegato, Mauro Moretti, ha sostenuto che è ormai tempo, per Finmeccanica, di scegliere il modello della One Company, in cui far confluire le singole imprese che hanno fatto fin qui parte del gruppo.
Il secondo processo, di natura sindacale, è la trattativa avviata dalla stessa Finmeccanica con i sindacati del settore, coerentemente con la scelta del modello One Company. In pratica, l’azienda si propone di costruire un unico accordo di secondo livello che, superando le differenze derivanti dalle diverse storie negoziali delle varie aziende del gruppo, porti a uniformare, almeno tendenzialmente, regole e trattamenti per tutti i dipendenti della futura società.
Aggiungiamo che la nascita della nuova impresa, che forse cambierà anche nome, è stata fissata al 1° gennaio del 2016, e che la trattativa sindacale in corso, iniziata il 17 settembre scorso, dovrebbe per conseguenza concludersi, almeno nei disegni dell’azienda, entro la fine del prossimo mese di dicembre.
Ciò premesso, l’oggetto specifico dell’incontro di ieri era il passaggio dei lavoratori, attualmente dipendenti da cinque diverse società partecipate al 100% da Finmeccanica, alla stessa Finmeccanica SpA. Passaggio, a sua volta, conseguente alla fusione per incorporazione in Finmeccanica di Oto Melara e Wass e alla scissione parziale in favore della stessa Finmeccanica di AgustaWestland, Alenia Aermacchi e Selex Es. Azienda e sindacati avevano quindi convenuto di incontrarsi per esperire la procedura prevista, in simili casi, dall’art. 47 della legge n. 428/1990.
Nei verbali di riunione sottoposti da Finmeccanica ai sindacati, si specificava, tra l’altro, che ai dipendenti delle aziende citate “continueranno ad applicarsi il vigente contratto collettivo nazionale di lavoro per l’industria metalmeccanica”, nonché “i trattamenti economico-normativi vigenti alla data del 1° gennaio 2016, anche frutto del confronto in corso a livello nazionale per la definizione del contratto integrativo di secondo livello”. E si precisava altresì che, in caso di “mancata definizione” di tale accordo integrativo, “ai sensi e per gli effetti dell’art. 2112 del codice civile”, gli stessi lavoratori “manterranno alla data del 1° gennaio 2016 i trattamenti in essere derivanti dalla contrattazione e regolamentazione aziendale”.
Tuttaviala Fiomha manifestato delle preoccupazioni derivanti, come scritto in un suo comunicato odierno, dal fatto che, nel corso del confronto con le rappresentanze sindacali, Finmeccanica ha detto che “dal giorno della fusione si determineranno degli esuberi e che, allo stato attuale, non è in condizione di prevedere le ulteriori conseguenze del processo di riorganizzazione avviato”.
Il cosiddetto processo di divisionalizzazione, ovvero il processo che porterà diverse imprese fra loro indipendenti a diventare divisioni di un’unica più grande impresa, può ovviamente determinare il crearsi di sovrapposizioni, specie per ciò che riguarda gli addetti ai servizi interni. Il punto in discussione non è quindi se tali sovrapposizioni si creeranno, ma come eventualmente affrontarle. Dopo aver quindi chiesto a Finmeccanica modifiche e chiarimenti relativi a questa problematica,la Fiom ha comunicato all’azienda che “non c’erano le condizioni” per firmare il verbale di riunione, chiedendo peraltro alla stessa Finmeccanica di fissare un incontro ulteriore. Fim e Uilm hanno invece deciso di procedere alla firma del verbale in cui le parti si danno atto di aver “esperito e concluso” la procedura di cui all’art. 47 della citata legge.
La Uilm, nel suo comunicato odierno, sostiene infatti di aver evitato, firmando il verbale, “che l’azienda procedesse in maniera unilaterale e quindi senza nessun vincolo di confronto con le Rsu e le Organizzazioni sindacali nazionali e territoriali”.La Fim, dal canto suo, ha dichiarato di aver firmato “nella convinzione che anche i problemi più difficili vanno affrontati con determinazione e fermezza, ma nella consapevolezza che le aziende si condizionano con gli accordi, come dimostrano i contratti firmati da Fim e Uilm”.
La settimana prossima, intanto, riprenderà, sempre presso la sede di Confindustria all’Eur, la trattativa per l’accordo di secondo livello. Trattativa che, al termine dell’ultimo incontro svoltosi giovedì 12 novembre, ha visto l’accantonamento del problema più complesso del negoziato, quello relativo al premio di risultato. Problema che è già stato causa anche di alcuni scioperi.
I nuovi appuntamenti del negoziato sono stati fissati per le giornate che vanno da martedì24 agiovedì 26 novembre.La Fiomha comunicato, inoltre, che l’azienda ha fissato per il primo mattino del 24 la data del secondo incontro relativo alla procedura prevista dal citato art. 47.
Fernando Liuzzi






























