In occasione della Giornata mondiale della sicurezza e della salute sul lavoro, alla sala stampa della Camera dei deputati è stata presentata la seconda edizione degli atti e delle proposte emerse dagli Stati Generali della Sicurezza sul Lavoro. Un documento che raccoglie tutti i contributi della tre giorni che si tiene a ottobre, nell’ambito della Settimana europea della sicurezza, e che fa il punto della situazione dei vari enti istituzionali che si occupano, nella filiera della sicurezza, di quanto fatto e delle iniziative a venire. Un contributo che va al di là dei lavori della Commissione d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, precisa la presidente Chiara Gribaudo, e che prova a costruire un nuovo patto per il Paese affinché salute e sicurezza siano un prerequisito, come ricorda anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Alla base, la consapevolezza che servono più rispetto delle regole, più controlli e più personale, ma anche che esiste un mismatch tra le banche dati che va colmato per essere più efficaci. Insomma: più prevenzione. “Obiettivi che devono guidare ogni scelta e ogni politica” in materia, insiste Gribaudo, perché sul lavoro “non sono ammesse scorciatoie”. È inammissibile contare oltre 1.000 vittime ogni anno, per una media di tre morti al giorno. Uomini e donne che “si alzano la mattina per andare a lavorare e non tornano dai propri cari la sera”.
Temi che ci interpellano tutti da vicino, aggiunge la vicepresidente della Commissione, Patrizia Marrocco, di Forza Italia, e che soprattutto non hanno alcuna bandiera politica, avendo trovato una piena convergenza tra le rappresentanze di maggioranza e opposizione. “Noi rappresentiamo le istituzioni e dobbiamo fare qualcosa, ma anche di più”. Per questo, con la Commissione monocamerale, “abbiamo cercato di impegnarci al massimo con proposte e soluzioni che possano farci andare oltre quello che pensiamo debba essere dato ogni giorno alle famiglie che attraversano la tragedia di perdere un proprio caro sul lavoro”. Un percorso possibile solo attraverso la sinergia di tutti gli attori istituzionali.
Numerosi gli interventi allo studio e in corso di applicazione. Su tutti, quello che ha trovato una forte convergenza tra parti sociali e politica è l’estensione del gratuito patrocinio ai familiari delle vittime degli incidenti sul lavoro, nonché l’estensione delle tutele anche ai conviventi non sposati. Un’altra richiesta riguarda l’assistenza psicologica strutturale per legge, per cui oggi esistono protocolli che indubbiamente rappresentano esperienze virtuose, “ma sicuramente un passo in avanti si potrebbe fare”, così come l’istituzione di un fondo pubblico per i risarcimenti in caso di aziende insolventi: “altrimenti c’è chi non paga mai e chi invece, come i familiari delle vittime, paga sempre”. Sul tema delle borse di studio per i figli delle vittime, un passo avanti è stato compiuto, ma occorre ampliare la platea e la portata delle misure, così come istituire un collocamento obbligatorio per i familiari superstiti.
Ma è ancora una volta la formazione, intesa come strumento preventivo, a essere centrale. “Bisogna cominciare da un cambio di paradigma”, avverte Andrea Quartini, vicepresidente della Commissione in quota Movimento 5 Stelle, secondo cui occorre prestare attenzione a quelli che definisce i “mancati eventi”. “Sono la spia di qualcosa che poteva succedere e per fortuna in quel caso non è successo. Considerarli come un aspetto importante su cui fare formazione e prevenzione”. A tal fine, per Quartini occorrerebbe istituire vere e proprie équipe formative che identifichino, attraverso l’analisi dei mancati eventi, le lacune da colmare in materia di sicurezza sul lavoro. “Credo sia un tema da affrontare in maniera diretta nelle fabbriche, nei cantieri, in agricoltura. Se una volta è stata fortuna, la prossima che cosa potrebbe succedere? La politica non deve fare il lavoro della magistratura, ma orientarsi alla prevenzione, che è la cosa più importante”.
Concentrandosi sulla prevenzione, la Commissione propone dunque una maggiore integrazione dell’intelligenza artificiale nelle fasi di monitoraggio e analisi, “che anticipi situazioni di rischio poi da catalogare e inserire nei programmi di formazione e prevenzione”, come sottolinea Marcello Coppo, componente della Commissione di Fratelli d’Italia. Perché sì, sono aumentate le sanzioni, i controlli e gli ispettori, “ma sotto le tre vittime al giorno ancora non si riesce a scendere. Quindi cerchiamo anche altre strade, perché la repressione, da sola, è inefficiente”.
Dunque più qualità e meno formalità: “Provare a mescolare intelligenza artificiale e tecnologia”, aggiunge Gribaudo, “ma al contempo ricordarci che sulla formazione obbligatoria è necessaria grande consapevolezza, tanto da parte di lavoratori e lavoratrici quanto dei datori di lavoro stessi”. Per questo è fondamentale che la formazione torni a essere obbligatoriamente in presenza, come sarà a partire dal prossimo maggio, “altrimenti si rischia di inficiarne l’efficacia e questo non ce lo possiamo permettere”. Nel passaggio da una formazione burocratica a una davvero efficace, “serve lo sforzo di tutti. Non c’è una ricetta unica. Proviamo, con spirito unitario, a maggior ragione in una giornata come questa, a fare quello che la Costituzione ci richiede: portare avanti proposte non solo normative, ma anche di sensibilizzazione, che vadano nella direzione di evitare il più possibile le stragi sul luogo di lavoro”.
Elettra Raffaela Melucci

























