Che gli stipendi della Pa siano fermi da sette anni e’ una ‘’ingiustizia’’. Parola di Matteo Renzi, che nel corso della conferenza stampa seguita al consiglio dei ministri si e’ in pratica impegnato a risolvere il nodo dei contratti pubblici. Partendo dalla riforma della pubblica amministrazione, a cui sta lavorando il ministro Madia, il premier ha sottolineato che il riassetto prevede uno ‘’scambio nobile’’: da un lato, maggiore severita’ nei confronti dei ‘’furbetti del cartellino’’, dall’altro lo sblocco degli stipendi per ‘’chi lavora bene’’: ‘’il blocco che dura ormai da sette anni e’ una ingiustizia’’, ha detto Renzi.
Le riforme che migliorano l’efficienza della P.a., ha spiegato Renzi, devono essere accompagnate dallo sblocco degli stipendi. “Questo lavoro sulla P.a. è un lavoro che segna una svolta non banale. Non è un caso se abbiamo iniziato con provvedimenti che per alcuni sono simbolici e secondo alcuni discutibili. Secondo me no, l’idea di licenziare in 48 ore i furbetti del cartellino non è demagogia, o immagine: è un fatto culturale”.
“Però – ha aggiunto – proprio per questo si deve aprire una stagione nuova nei rapporti con i dipendenti della P.a. Ecco qual è lo scambio, nobile, alto che proponiamo: noi stiamo facendo terribilmente sul serio, ma proprio per questo credo sia maturo il tempo di sanare un’ingiustizia: da 7 sette anni i dipendenti pubblici non hanno aumenti di stipendio. E’ profondamente ingiusto”.
Renzi ha precisato: “E’ vero che sono stati sette anni di crisi e nel settore privato si sono persi posti di lavoro, ma se vogliamo tornare a crescere è chiaro che dobbiamo aprire in modo molto serio la fase contrattuale. Abbiamo iniziato mettendoci al tavolo davvero con associazioni di categoria e sindacati, siamo pronti a discutere, sappiamo che la cifra postata in stabilità è poco più che simbolica e che ci sarà bisogno di più denari; siamo pronti a mettere più denari su questo. Purché sia chiaro che chi lavora nella P.a. per bene deve essere premiato, chi fa il furbo deve essere punito. Lo Stato deve essere più semplice, ma anche capace di riconoscere che chi lavora bene non può avere bloccato lo stipendio per 7 anni”.






























