Finito dopo meno di un giorno lo sciopero proclamato ieri in Corea sud dalla più intransigente delle due centrali sindacali del paese dopo che il parlamento ha rinviato l’esame di un controverso disegno di legge per l’introduzione della settimana lavorativa di cinque giorni e la riduzione delle ore settimanali da 44 a 40.
Un portavoce della ‘Kctu’ (confederazione coreana dei sindacati) hanno reso noto stamani di aver ordinato il ritorno in fabbrica a circa 120.000 operai che ieri avevano paralizzato 166 impianti produttivi in vari settori chiave dell’economia nazionale, soprattutto le fabbriche dei tre della maggiori case automobilistiche sudcoreane, ‘Hyundai Motor’, ‘Kia Motors’ e ‘Ssangyong Motor’.
Fonti industriali hanno confermato che la situazione è tornata alla normalità.
La ‘Kctu’ aveva proclamato uno sciopero a tempo indeterminato contro il disegno di legge del governo, spiegando, a giustificazione della protesta, apparentemente singolare, contro la prospettiva di lavorare di meno, che il disegno di legge del governo mirava in realtà a ridurre il numero delle festività nazionali, numerose in Corea del sud, colpendo i livelli salariali degli operai.
Il parlamento, controllato dall’opposizione conservatrice, ieri sera aveva deciso di congelare fino all’inizio del prossimo anno l’esame del provedimento, fortemente voluto dall’amministrazione del presidente uscente Kim Dae Jung, soprattutto per evitare un surriscaldamento del clima sindacale e sociale in vistta delle elezioni presidenziali per la scelta del nuovo capo di stato il 19 dicembre prossimo.
Il presidente in carica, il cui mandato di cinque anni scadrà il prossimo febbraio, non può ripresentarsi, in base alla costituzione, per un secondo mandato.
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