di Nunzia Penelope
Mentre in Italia si dibatte sulle quote rosa, in politica o nelle imprese, negli Stati Uniti si fa qualcosa di assai più concreto. La nuova crociata lanciata da Barack Obama per il secondo e ultimo mandato della sua presidenza è, infatti, quella della parità salariale tra uomo e donna. Dopo il salario minimo, il presidente Usa punta dunque ad abbattere il vero discrimine: tetto di cristallo o meno, le donne, anche quando arrivano ai livelli più alti del comando, continuano a guadagnare, in media, il trenta per cento meno dei colleghi maschi. La parola d’ordine di Obama è semplice: ‘’stesso salario per chi fa lo stesso lavoro’’. Oggi negli Usa la differenza di salario è di circa il 25%, e il presidente l’ha spiegata con una metafora efficace: “È come se una donna dovesse lavorare fino a marzo 2014 per guadagnare quello che un uomo ha incassato nel solo 2013. E come se, correndo una maratona, le donne dovessero fare sei miglia in più”.
Non solo negli Usa. In tutta Europa, Italia compresa, le retribuzioni rosa restano inchiodate ben sotto quelle medie. In genere, a parità di prestazione una donna italiana guadagna in media 27 euro al giorno meno di un uomo. Più nel dettaglio: stando ai dati statistici, la retribuzione media del lavoro femminile è di 1.131 euro, contro i 1.470 del collega uomo. Vale anche per gli stranieri che lavorano nel nostro paese: un maschio prende in media 937 euro, una donna, per la stessa mansione, 746. E vale per i precari: il contratto a termine di un maschio vale in media 836 euro, quello di una donna 765. E non solo: un terzo delle donne comprese tra i 25 e i 54 anni non percepiscono alcun reddito, vivono a carico dei mariti o dei genitori. La metà della popolazione femminile nel nostro paese non ha accesso a un conto corrente, se ha bisogno di denaro è costretta a chiederlo, e in ogni caso non è libera di spendere per se stessa se non rendendo conto al coniuge o ad altri. Inoltre, particolarmente esposte sul piano economico le donne lo sono anche in occasione di un matrimonio fallito: il 25% delle divorziate è a rischio povertà, contro il 13% degli uomini (anche se questi ultimi se ne lamentano molto di più). La penalizzazione sul piano economico causa reazioni a catena, tra cui quella, fondamentale, della scarsa natalità: nella classifica della povertà al primo posto c’è la donna, superata solo dalla donne sola con figli e da quella con genitori a carico. In altre parole, per stare bene, oggi in Italia, occorre essere maschi, orfani, e senza prole. John Lennon cantava: ‘’la donna è il negro del mondo’’; oggi sarebbe più giusto dire che la donna e ‘’il povero del mondo’’.
Su questi temi, dunque, in America si discute, e non solo. Il partito democratico americano ha lanciato una sottoscrizione tra tutti i suoi sostenitori, per raccogliere supporto al Paycheck Fairness Act, la legge sulla parità salariale presentata dai Democratici e approdata in Senato in questi giorni. Ha poche chance di essere approvata, vista l’assoluta opposizione dei repubblicani, ma l’obiettivo dei Dem è più a lungo raggio, e guarda soprattutto alle elezioni di mid term di novembre, dove l’elettorato femminile giocherà un ruolo decisivo. Nel 2008, quando i democratici vinsero tanto alla Camera quanto al Senato, votò il 55 per cento dell’elettorato femminile; nel 2012 solo il 48 per cento si recò alle urne, e i democratici persero il controllo della Camera e vari seggi al Senato. Recuperare quella parte di cittadine disamorate sarebbe dunque utilissimo per riconquistare la maggioranza parlamentare, ma non solo. Alle porte c’è la nuova corsa presidenziale del 2016, e la candidata dei democratici dovrebbe essere Hillary Clinton. La battaglia sui salari delle donne, per lei, sarebbe perfetta.






























