Mettere assieme, almeno per una mattinata, imprese, sindacati, accademici, politici, istituzioni. E cercare, assieme, le proposte migliori per rilanciare lo sviluppo economico e sociale del Lazio.
E se pure si parte da una regione, l’obiettivo è chiaramente più ampio, e il modello di collaborazione, diciamo così, è esportabile in tutto il paese. È questo, in sintesi, il senso dell’appuntamento organizzato dalla Cgil di Roma e Lazio alla sede della Camera di Commercio della capitale, meglio nota come Tempio di Adriano: presentare le proprie proposte e ascoltare le opinioni degli interlocutori invitati a discuterne. “Sviluppo industriale del Lazio, le nostre proposte su lavoro e innovazione” il titolo del convegno, a cui hanno preso parte, tra gli altri, il presidente della Regione Francesco Rocca, il presidente di Unindustria Lazio Giuseppe Biazzo, la parlamentare Pd Cecilia D’Elia, la docente di economia aziendale a Cassino Benedetta Cuozzo, il presidente della Camera di Commercio Lorenzo Tagliavanti, oltre ai rappresentanti di tutte le categorie e le strutture territoriali della Cgil laziale.
Per introdurre la discussione, l’ufficio studi della Cgil romana ha preparato una dettagliata analisi della situazione nella regione (presentata da Fabrizio Potetti, la ricerca è disponibile nella sezione documentazione del Diario) sotto diversi punti di vista: occupazionali ed economici, ma anche la demografia, lo stato degli investimenti, l’attrazione di capitali esteri, le dimensioni delle imprese, l’immigrazione, l’emigrazione, con particolare attenzione alla fuga dei cervelli, eccetera. Il quadro non è sconfortante, anzi: il Lazio, tutto sommato, vive una stagione economica positiva. Tuttavia, il lavoro rimane povero, i salari bassi, l’innovazione stenta, la ricerca langue, e i migliori talenti vanno altrove. Di qui, l’iniziativa della Cgil: “Abbiamo dato la nostra disponibilità a un tavolo permanente tra parti sociali, istituzioni e aziende per affrontare le crisi e soprattutto per costruire una progettazione condivisa usando al meglio i fondi europei, ma anche provando a investire sui settori più forti. Ci aspettiamo da parte della Regione e delle imprese l’apertura di tavoli di confronto perché c’è la necessità che i dati positivi sull’economia si trasformino in lavoro di qualità”, ha detto Natale Di Cola, segretario generale della Cgil capitolina. “Per questo abbiamo lanciato una serie di proposte per lo sviluppo della nostra regione, che parta da un rafforzamento degli insediamenti industriali”.
Le risposte della mattinata sono state positive. Francesco Rocca ha sottolineato ‘’ il rapporto franco e onesto che abbiamo sempre avuto col sindacato’’, sottolineando a sua volta la necessita che il lavoro, nel Lazio come altrove, sia non solo adeguatamente pagato, ma veda rispettata anche la dignità di chi lavora e offra possibilità di crescita anche in termini di carriera. Il presidente della Camera di Commercio Tagliavanti, a sua volta, ha ringraziato la Cgil per ‘’questa iniziativa, per la qualità dei dati che ci ha offerto, e anche perché ha dimostrato di essere capace non solo di denunciare cosa non va, ma anche di avanzare proposte’’. Nella regione, ha ricordato, la domanda di lavoro è alta, ma l’offerta scarseggia: il 40% delle richieste delle aziende non trova risposta. Il problema è sempre quello delle competenze, ormai introvabili. Una conferma è arrivata dalla testimonianza di un giovane ricercatore di fisica quantistica, Francesco, laureato alla Sapienza e ora a Ginevra per il dottorato: a Roma, ha detto, l’assegno di ricerca oscilla attorno ai mille euro, in Svizzera 3, 500. È chiaro che non c’è gara. E infatti Camilla, un’altra giovane ricercatrice, a sua volta cervello in fuga, ricorda che dal Lazio se ne sono andati, solo lo scorso anno, 7.500 giovani laureati: “Noi vogliamo restituire valore al territorio nel quale siamo cresciuti, ma potremo farlo quando non saremo costretti a scegliere tra fare la fame qui, o un biglietto di sola andata per altrove”.
È, in pratica, il ‘’paradosso Lazio’’, come lo ha definito Benedetta Cuozzo: ‘’una fabbrica di talenti, anche grazie alle molte ed eccellenti università, che però poi non riesce a trattenerli”. Anche perché, va detto, i tanto apprezzati e rari laureati Stem “non trovano spazio in una regione dove il tessuto economico produttivo è costituito per lo più da piccole imprese”. E ancora di differenze di produttività ha parlato il presidente Unindustria Biazzo, ricordando che se in una micro impresa il valore aggiunto per lavoratore è pari a 38 euro, in una grande è 118 euro. Chiamando in causa, in questo senso, anche la ‘’doppia dinamica negativa’’: da un lato l’invecchiamento della popolazione, dall’altro una immigrazione poco istruita rispetto a quella colta che si perde. Cecilia D’Elia, a sua volta, ha richiamato i problemi che riguardano il Lazio ma anche l’Italia nel suo complesso: ‘’ un paese bloccato, in cui manca la politica industriale, dove la pressione fiscale è altissima, e i laureati sono sempre meno di quelli che ci sarebbero necessari’’.
Nelle conclusioni, Di Cola ha accennato al fatto che ‘’tutti si siano stupiti per questa nostra iniziativa: ma è proprio quello che la politica non riesce a riconoscerci: abbiamo l’ambizione di avanzare proposte e di confrontarci con i decisori politici. I quali, pero, non si confrontano con noi, se non quando scoppiano crisi aziendali da gestire. In Italia non si parla praticamente mai di industria, di ricerca, di demografia: per questo abbiamo organizzato questo dialogo con una pluralità di soggetti, dall’impresa alla scienza alla politica: per trovare un terreno comune per lo sviluppo del nostro territorio. La sfida che abbiamo di fronte è questa e noi abbiamo scelto da che parte stare”.
“Vogliamo migliorare la vita delle persone – ha proseguito- e dunque rafforzare le relazioni con le imprese e dialogare con il Parlamento, cui spetta fare alcune scelte. Abbiamo bisogno che dentro le istituzioni ci sia cura e attenzione al territorio e abbiamo bisogno di politiche di sviluppo. Ma abbiamo bisogno che la qualità riguardi anche la vita delle persone, le città, il contesto in cui vivono. Questo serve, se vogliamo che le persone come Francesco e Camilla tornino a casa’’.
Nei prossimi mesi, e comunque entro l’estate, Di Cola ha annunciato che i temi discussi oggi verranno riportati in altre iniziative simili a livello dei singoli territori, raccogliendone le specificità.
Nunzia Penelope




























