Il mercato del lavoro ha subito nell’Ue un sensibile rallentamento nel 2001 a causa della ridotta crescita dell’economia europea. Per affrontare la difficile congiuntura i governi e le parti sociali, soprattutto in Italia, devono mantenere i loro impegni e riformare efficacemente i mercati del lavoro.
È quanto chiede ai Quindici la Commissione europea nel rapporto sull’occupazione 2002 che sarà approvato domani. Lo studio evidenzia che nel 2001 sono stati creati 2 milioni di nuovi posti di lavoro, per un aumento del tasso d’occupazione dello 0,6% (dal 63,3% al 63,9%). Il tasso di disoccupazione è sceso dalla media dell’8,2% del 2000 al 7,4% nel 2001, mentre la disoccupazione di lunga durata è diminuita dal 3,7% al 3,3%.
Aumenta il tasso di disoccupazione femminile (dal 54% al 54,9%).
In merito alla situazione italiana il rapporto sottolinea che sono state messe in cantiere “ampie riforme” che “dovrebbero modificare in profondità” il mercato del lavoro, ma il giudizio sulla loro efficacia resta sospeso: per il momento, il mix di interventi previsti “appare piuttosto squilibrato» e «non sufficiente” a risolvere soprattutto i gravi problemi del Sud. Il Patto per l’Italia colma alcune lacune: resta però da vedere “se tutte le misure annunciate saranno attuate, viste anche le restrizioni di bilancio che il paese deve affrontare”.
BUONA ROTTA ITALIA, MA MEDIA UE È ANCORA LONTANA – In Italia, secondo la Commissione, la crescita dei posti di lavoro (+1, 6%) è stata nel 2001 superiore a quella dell’Ue (+1,2%).
Gli indicatori del mercato rimangono però lontani dalle medie degli altri paesi Ue e «il gap con i partner europei è rimasto sostanzialmente invariato»: il tasso medio di occupazione è del 54,8% (9 punti sotto la media europea del 63,9%), che si riduce al 41,1% per le donne (54,9% nell’Ue) ed al 28% per i lavoratori della fascia fra i 55 e 64 anni (38,5%).
Uno dei nodi più critici resta la “segmentazione geografica” del mercato del lavoro italiano, con una disoccupazione del 19% al sud contro il 5% del centro-nord.
EVITARE MARGINALIZZAZIONE NEL SUD DEL PAESE – La strategia del governo italiano nel Piano nazionale punta ad incrementare i tassi di occupazione verso i target fissati a Lisbona (70% nella media Ue entro il 2010, 60% per le donne) e fissa per il 2005 obiettivi intermedi del 46% per le donne e del 40% per i lavoratori anziani. Quest’ultimo, in particolare, lascia scettica la Commissione, che lo definisce “ambizioso per non dire altro” in quanto prevede un aumento del 12% in tre anni, e si basa sulla riforma pensionistica della legge delega “la cui tempistica non è certa”. Bruxelles sottolinea che l’azione dell’esecutivo si fonda sull’aumento della flessibilità del lavoro, ma invita il governo a prestare una “particolare attenzione” agli aspetti della “sicurezza e della qualita” per “evitare il rischio di marginalizzazione” per i disoccupati di lunga durata e le donne, “specialmente al Sud”.
È un tema, quello dell’equilibrio fra flessibilità e sicurezza, che “non è stato ancora affrontato”.
ESTENSIONE SUSSIDI DISOCCUPAZIONE ‘PASSO SIGNIFICATIVO’ – La Commissione aggiunge che fra le questioni chiave “resta la riduzione della pressione fiscale sul lavoro”, soprattutto per i lavoratori a basso reddito, e ricorda che nel Patto per l’Italia esiste un impegno in questa direzione. Fra le “più importanti proposte” del Patto, secondo l’esecutivo Ue, figurano l’estensione nel tempo e nella quantità dei sussidi di disoccupazione: si tratterebbe di un “passo significativo” per il sistema italiano, che è attualmente “piuttosto frammentato”.
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