United Airlines, seconda compagnia aerea mondiale, ha deciso di adottare una terapia d’ urto nel tentativo, peraltro arduo, di evitare la bancarotta controllata, ai sensi del Chapter 11. La società di conseguenza ha annunciato fra l’ altro il taglio di 9.000 posti di lavoro, di qui al 2004.
Oltre a questo, Ual ridurrà il numero di voli del 6%, rispetto ai 1.800 giornalieri di adesso, ritirerà dalla flotta 49 aerei e ritarderà le consegne già programmate di almeno altri 25 velivoli di qui al 2005, come ha precisato il portavoce Jeff Green.
Tutto questo dovrebbe garantire – ma il condizionale è d’ obbligo, considerate le precarie condizioni della compagnia – a United Airlines di ottenere un finanziamento fino a 2 mld di dollari da parte delle banche e da altri soggetti, evitando appunto l’ amministrazione controllata.
Ual ha registrato ben nove trimestri in ‘rosso’ ed inoltre ha chiesto ai sindacati ‘sacrifici’ per un importo complessivo di 5,8 mld di dollari, fra contenimento della retribuzione e taglio dei ‘benefit’.
In una nota, la compagnia ha comunicato che si attende di conseguire un utile operativo nell’ esercizio 2004, dopo aver ridotto la forza lavoro di circa l’ 11%. Entro quell’ anno, infatti, gli organici dovranno essere ridimensionati a quota 74mila addetti, contro gli attuali 83mila. Rispetto alla consistenza del personale dipendente prima che si verificasse l’ attacco terroristico dell’ 11 settembre 2001, la riduzione è del 26%.
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