In Francia il tasso di disoccupazione giovanile è arrivato oggi a sfiorare il 23%. E’ proprio per affrontare questa situazione che il Governo ha deciso di introdurre il Cpe, contratto di primo impiego (contrat première embauche), un provvedimento presentato personalmente dal primo ministro, Dominique de Villepin. La legge è stata illustrata per la prima volta lo scorso 16 gennaio ed approvata in via definitiva dal Senato nella seduta del 5 marzo, con 178 voti a favore, 127 contrari e 21 astenuti. Il percorso è stato agevolato dal ricorso all’articolo 49, che permette al primo ministro di seguire un canale preferenziale per presentare una legge in Parlamento. Secondo la norma le imprese sopra i 20 dipendenti, che assumono a tempo indeterminato giovani sotto i 26 anni, accedono al diritto di istituire per i nuovi entrati un periodo di prova pari a due anni, che la legge definisce “consolidamento dell’impiego”, durante i quali è possibile il licenziamento anche in assenza di giusta causa in deroga alla legislazione sul lavoro del 1973. Una possibilità che le imprese con meno di 20 dipendenti già esercitano in virtù del Cne, il contratto per le nuove assunzioni approvato nel settembre 2005, di cui la nuova norma viene considerata l’estensione.
A livello legislativo, il Cpe non introduce una novità contrattuale ma modifica la legislazione vigente in materia di impiego a tempo indeterminato. Decade per i datori l’obbligo di motivare le ragioni di uscita del dipendente, che nel periodo biennale può essere informato dell’eventuale licenziamento attraverso una raccomandata con ricevuta di ritorno. In generale, l’indennità di rottura contrattuale equivale all’8% del salario percepito ma se il licenziamento avviene dopo i primi quattro mesi l’azienda dovrà erogare un indennizzo di 490 euro per due mensilità. La fine del rapporto lavorativo non viene però considerata un licenziamento sul piano giuridico, trattandosi di una rottura a carattere unilaterale nel corso del periodo di prova. La misura non ha carattere definitivo, dato che la stessa azienda può riassumere il lavoratore dopo tre mesi dall’allontanamento. Il Cpe non interviene inoltre sul divieto di licenziare gli addetti per cause discriminatorie, che resta comunque in vigore, così come rispetta la procedura sulle crisi aziendali che si attiva in caso di licenziamenti collettivi. Uno dei nodi principali della legge riguarda gli estremi del periodo di prova: la decisione di fissarlo a due anni, infatti, si pone in controtendenza rispetto alla media europea, in particolare se confrontato all’Italia dove il periodo non supera i sei mesi. Oltre a fissare le regole occupazionali, il provvedimento si concentra sul reinserimento dei giovani nel mondo del lavoro: i dipendenti licenziati dopo il biennio avranno la possibilità di rientrare in un programma di corsi di formazione e potranno accedere per via preferenziale all’aspedic, l’indennità di disoccupazione, in deroga alla vigente disciplina sul sostegno al reddito.
Dall’inizio del mese i cinque principali sindacati francesi, Cgt, Cfdt, Cftc, Fo e Cgc, hanno manifestato la loro opposizione chiedendo il ritiro del provvedimento. Per il segretario generale della Cgt, Bernard Thibault, la riforma “instaura per la prima volta in Europa la possibilità per gli imprenditori di licenziare senza motivo”, costituendo quindi “un precedente unico” nel tessuto legislativo. Anche François Chérèque, segretario della Cfdt, che aveva inizialmente auspicato un’ampia opera di concertazione tra Esecutivo e parti sociali, ha denunciato la mancanza di dialogo chiedendo apertamente “la sospensione del progetto”. Il Governo si è limitato a fornire la disponibilità ad introdurre modifiche alla legge, soprattutto sui punti qualificanti del periodo di prova e delle condizioni di rottura del rapporto lavorativo, ma ha escluso per ora la possibilità di ritirare la norma, in grado di stimolare l’occupazione stabile nelle fasce più giovani. Per i sindacati il primo rischio è però una tendenza alla distruzione dell’impiego: alle aziende francesi, hanno ripetutamente spiegato, non converrà entrare in un regime vincolante di protezione del lavoro, ovvero gli imprenditori non riporteranno vantaggi nell’assumere a tempo indeterminato un lavoratore con due anni di anzianità alle spalle. Il provvedimento non ha ricevuto inoltre la piena approvazione dal Metef, la confederazione degli industriali francesi, che l’ha definito una misura positiva ma ha specificato che “la legge farà salire le tensioni sociali e non risolverà i problemi occupazionali del Paese”.


























