I lavoratori della Ibm di tutti i Paesi del mondo, negativamente coinvolti dalla ristrutturazione, manifestano contro i 13.000 licenziamenti annunciati dal quartiere generale e contro le continue delocalizzazioni e scorpori. In particolare, i lavoratori della Ibm Italia scioperano, le prime quattro ore di turno, contro la minaccia di oltre mille licenziamenti, la chiusura delle sedi di Ancona, Verona, Udine, Bolzano, la richiesta di peggioramento dei trattamenti, lo spostamento delle attività dall’Italia all’estero. Aderiscono allo sciopero anche i lavoratori della Sistemi Informativi per il rispetto degli accordi firmati in difesa dell’occupazione, per un serio piano industriale mai fornito, per il reintegro dei colleghi ceduti alla Selfin (anche loro coinvolti nello sciopero), contro iniziative in atto, mai ufficializzate, tese a ridurre il 15% dei posti di lavoro, contro nuove, insensate, proposte di cessione di rami d’azienda, di fusioni o di incorporazioni che contrastano, di fatto, ogni possibile rilancio dell’azienda.
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