La metà dei lavoratori del mondo – circa 1 miliardo e 400 milioni – vive in condizioni di povertà, non superando nemmeno la soglia dei due dollari americani al giorno. Il dato è riportato nel Rapporto mondiale sull’occupazione 2004/2005 dell’Oil, l’ufficio internazionale del lavoro, presentato oggi. Nel 2003 circa 2,8 miliardi di persone avevano un lavoro, ma quasi 1,4 miliardi di questi vivono con meno di due dollari americani al giorno e circa 550 milioni sopravvivono al di sotto della soglia di povertà di un dollaro al giorno. Percentuali comunque minori rispetto al 1990. Secondo le conclusioni del Rapporto, il direttore dell’Oil, sostiene che ‘la chiave per ridurre il numero di lavoratori poveri è creare posti di lavoro dignitosi e produttivi nonché promuovere una globalizzazione più giusta’. A beneficiare dell’aumento della produttività sono in primo luogo le imprese, si legge nel Rapporto, con costi di produzione più bassi ed aumento dei profitti e della competitività, in secondo luogo i lavoratori, con redditi più elevati e riduzione dell’orario di lavoro. L’indagine evidenzia inoltre la necessità di una stabilità occupazionale che non è ‘immobilità del lavoro’: per accrescere la produttività, è necessario bilanciare la flessibilità richiesta dalle aziende con la protezione dei lavoratori. Per il futuro, il Rapporto dell’Oil sostiene che entro il 2015 ‘sarebbe possibile dimezzare la percentuale mondiale di lavoratori poveri che vivono con meno di un dollaro al giorno qualora il tasso annuale globale di crescita del Pil raggiungesse almeno il 4,7%, il che rappresenta comunque un valore inferiore al 5% annuale previsto per il periodo 1995-2005’.
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