Ulteriori allentamenti del Patto di Stabilità sarebbero pericolosi. L’ammonimento arriva dall’Ocse che commentando il dibattito in corso parla di possibili effetti “controproducenti” proprio all’indomani della decisione Ecofin di congelare la procedura per l’applicazione delle sanzioni a Germania e Francia.
Nell’edizione preliminare dell’Economic Outlook, l’Ocse non entra direttamente nel merito della decisione delle ultime ore sulla procedura per le sanzioni a Parigi e Berlino che ha visto aprirsi una querelle tra Eurogruppo e Commissione Ue. E si limita a ribadire che è necessario continuare a vigilare strettamente su aumenti di spesa e riduzioni fiscali. Ma il capo-economista dell’ organizzazione con sede a Parigi, Jean-Philippe Cotis, tiene a precisare che la sospensione delle sanzioni deve «essere la più breve possibile» perchè è “importante” che il meccanismo “continui a funzionare”.
“Il Patto è una buona cosa, anche se non perfetto ed ha probabilmente evitato il peggio” dice infatti Cotis sottolineando l’importanza che i paesi membri si mettano al più presto fiscalmente in riga: gran parte dei principali paesi Ocse – aggiunge – devono fare ulteriori sforzi per ridurre i loro disavanzi pubblici se vogliono garantirsi una “ripresa solida”. Al momento infatti sono previsti lenti miglioramenti per i disavanzi fiscali solo dopo il 2005: i tagli – ripete Cotis – sono accettabili solo se controbilanciati da riduzione della spesa.
L’ Ocse, sempre in tema di dibattito sul Patto di Stabilità, ritiene comunque che siano meritevoli di considerazione alcune proposte emerse negli ultimi tempi, come quella di escludere dall’ osservanza delle regole alcune categorie di spesa, come, ad esempio, quelle per la ricerca o per la difesa. O, ancora, quella di addurre la congiuntura economica sfavorevole come giustificazione per un’ eventuale divergenza rispetto ai parametri di Maastricht.
Cifre alla mano, la bozza dell’Economic Outlook, prevede il rapporto deficit e pil, vale a dire l’ indebitamento netto, in Italia attestarsi quest’anno al 2,7% per poi salire l’ anno prossimo – a legislazione vigente (senza cioè l’effetto manovre di bilancio) – al 2,9% (vicino quindi al tetto del 3% previsto dal Patto di Stabilità e Crescita) arrivando infine al 3,9% nel 2005. Per quanto riguarda, invece, Francia e Germania, i due Paesi al centro della divergenza emersa ieri fra commissione Ue e ministri finanziari europei relativamente al rispetto del Patto, è previsto un indebitamento netto, rispettivamente, al 4% ed al 4,1% per il 2003. Per l’ anno prossimo, in entrambi i Paesi si dovrebbe poi registrare un ridimensionamento del rapporto deficit-pil, destinato ad attestarsi al 3,7%, per passare l’anno successivo al 3,5%.
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