Nei 15 paesi dell’Unione europea il settore automobilistico rappresenta circa l’8% dell’occupazione totale manifatturiera con quasi 2 milioni di lavoratori. In testa c’è la Germania con quasi 900mila occupati (10,95% dell’occupazione manifatturiera totale), l’Italia è in sesta posizione con 173mila (4,26%) e in coda la Grecia con soli 3mila dipendenti (0,73%). Sono gli ultimi dati disponibili, riferiti al 2001, elaborati dall’Osservatorio europeo sulle relazioni industriali (Eiro) resi noti oggi nell’ambito del convegno “Il settore auto in Europa” organizzato dal Cesos.
Nel settore automobilistico la presenza sindacale è elevata ma non incisiva. La risposta al recupero di protagonismo dei sindacati nelle relazioni industriali è nella costante partecipazione anche a livello territoriale e in un ruolo più incisivo del Cae, concetti lanciati dal segretario nazionale della Fim Cisl Cosmano Spagnolo e sul quale si sono trovati d’accordo il responsabile delle relazioni industriali della Fiat Auto Giorgio Giva e il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi per il quale, invece, l’antagonismo è fallimentare.
Nello studio comparativo sulle relazioni industriali nel settore automobilistico illustrato da Roberto Pedersini ricercatore della Fondazione Pietro Seveso, si evidenzia che “negli anni recenti vi è stata una tendenza alla riduzione degli occupati nella produzione di veicoli, più che compensata dall’aumento dei posti di lavoro nelle imprese della componentistica; una trasformazione che riflette le iniziative di ristrutturazione del settore che sono state realizzate attraverso diffusi processi di esternalizzazione e la concentrazione delle attività delle maggiori imprese del settore in alcune fasi produttive centrali e principalmente nell’assemblaggio finale e nella produzione dei motori”.
Se nel 2001 la Germania e la Spagna hanno rafforzato l’occupazione nel settore automobilistico (rispettivamente 41,3% e 10,7%) ponendosi al primo e al terzo posto, la Francia ha subito un decremento (-13,3%) e occupa il secondo posto, mentre Regno Unito e Italia, che sono al quarto e quinto posto, rimangono stabili (9,8% e 8%). «I Paesi nei quali il peso del settore automobilistico è più elevato – rileva la ricerca – sono principalmente quelli dove sono presenti marchi nazionali consolidati per la produzione di veicoli. Fra i Paesi dell’Europa centrale, la Slovacchia costituisce una localizzazione emergente per il segmento principale del settore automobilistico, com’è già avvenuto, negli ultimi anni per l’Austria.
Il settore automobilistico, sottolinea la ricerca, “è un segmento centrale dell’industria metalmeccanica tradizionale e costituisce uno dei settori nei quali la presenza sindacale è più significativa” e nel settore “il tasso di sindacalizzazione è solitamente ben al di sopra del livello medio nazionale e di quello relativo al settore manifatturiero nel suo complesso”. Anche in Francia dove la presenza del sindacato è generalmente debole o nel Regno Unito dove è frammentaria, il settore automobilistico mostra una forte presenza dei sindacati e tassi relativamente alti di sindacalizzazione: 60% in Austria (rispetto al 40% del tasso dell’intera economia), 90% in Finlandia e Svezia (79%), 20% in Francia (9%), 75% in Germania (30%), 38% in Italia (35%), 44% nel Regno Unito (29%). Fa eccezione la Danimarca dove è del 50% a fronte dell’88% del tasso di sindacalizzazione complessivo, del tasso nazionale.
Nell’Ue “alcuni tentativi di esercitare un ruolo di coordinamento delle iniziative sindacali nei confronti delle imprese automobilistiche sono stati compiuti dai Comitati aziendali europei (Cae) che hanno però soprattutto un ruolo di informazione e consultazione su questioni di carattere transnazionale. Ma – rileva ancora la ricerca – il Cae rimane un attore relativamente debole in termini di capacità di coordinamento delle azioni sindacali”. Una sfida rilevante per i sindacati e le relazioni industriali sembra derivare dalla crescente caratterizzazione delle aziende automobilistiche come imprese transnazionali, che decidono investimenti e localizzazioni senza tenere conto dei confini nazionali.
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