Lo scandalo dei fondi di investimento sollevato sul finire di settembre dalle indagini della Procura di New York, continua a mietere vittime. Ultima, in ordine di tempo, è la società finanziaria Bear Stearns, attiva nella gestione di compravendite azionarie per conto di decine di aziende nel campo dell’intermediazione.
L’azienda, una delle prime banche d’affari degli Stati Uniti, ha deciso di licenziare sei dei suoi dipendenti – quattro broker e due assistenti alle operazioni – in merito a compravendite apparse non troppo limpide.
La mossa di Bear Stearns non è che l’ennesimo tassello di un mosaico che – giorno dopo giorno – sembra arricchirsi di nuovi protagonisti. Proprio la scorsa settimana Charles Schwab, altra società al vertice nel mondo dei fondi, aveva annunciato la scoperta di “un numero limitato di casi” legato a ‘late trading’ e ‘timing’ mentre Morgan Stanley, una delle maggiori banche d’investimento americane è pronta a pagare una somma di circa 50 milioni di dollari nell’ambito di una transazione con la Sec, L’Authority di Borsa Usa, in relazione a pagamenti impropri sulle vendite di fondi di investimento.
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