Raffaella Vitulano
Equilibrio tra deregulation e necessità economiche che portano alle fusioni: è il richiamo lanciato ieri dal commissario Ue alla Concorrenza Mario Monti agli operatori del trasporto aereo. Monti ha fatto inoltre esplicito riferimento alla Ryanair, compagnia a basso costo sulla quale pende un procedimento anti-trust. ”Gli operatori low cost stanno conducendo una fiera battaglia per conquistarsi fette di mercato – ha dichiarato Monti – I loro numeri dimostrano il loro successo. Capisco le loro ragioni come comprendo quelle di chi procede alle fusioni”, ha poi sottolineato in riferimento al recente accordo tra AirFrance e Klm. Ryanair conduce comunque, oltre ad una strategia di mercato low cost, ”pratiche sociali abusive”: è la denuncia della Federazione europea dei Trasporti (Etf) che attende per il prossimo 17 novembre la pronuncia del Tribunale del lavoro di Charleroi su un’azione avviata dalla centrale nazionale dei lavoratori (Cne).
Concretamente, 3 dossier relativi al personale di bordo sono stati inviati in seguito al mancato rispetto da parte della Ryanair del diritto sociale belga in materia di straordinari, ferie, reddito mensile minimo, buoni pasto, spese di trasporto, etc. Di fatto, Ryanair offre al suo personale di bordo contratti di lavoro irlandesi, cosa che le consente di aggirare il diritto nazionale dei paesi in cui impegna il personale. Esiste una sola eccezione in Gran Bretagna, in cui Ryanair ha assunto personale inglese, con contratti inglesi, della compagnia Buzz Stansted che ha assorbito.
Per la Etf, al di là dei tre dossier specifici per i quali spera che la Cne vinca la causa, le pratiche sociali di Ryanair sono totalmente inaccettabili. Pur considerandosi compagnia europea a tutti gli effetti, la Ryanair evita l’applicazione della direttiva sui comitati aziendali europei (Cae) e la direttiva sul coinvolgimento dei lavoratori nelle società europee.
La Etf chiede pertanto che: la Commissione Ue assuma ogni misura giuridica per evitare pratiche di dumping sociale e fiscale; che prepari una direttiva o regolamento che preveda che il contratto del personale di bordo in Europa sia regolato dalla legge del paese in cui il lavoratore, in esecuzione di contratto, svolge abitualmente il suo lavoro; che il Consiglio dei ministri Ue renda vincolante la Carta dei diritti fondamentali e più specificamente il capitolo 12 relativo alla libertà di riunione e di associazione.


























