Tyco, la conglomerata statunitense nota fra l’ altro per le disavventure giudiziarie del suo ex chief executive officer, Dennis Kozlowsky, ha annunciato oggi, contestualmente ai dati trimestrali, che taglierà 7.200 posti di lavoro. La decisione fa seguito ad analoghi tagli comunicati di recente da altre aziende statunitensi, tuttora impegnate nella riduzione dell’ occupazione.
Tyco – appunto una conglomerata, cioè un gruppo che opera in diversi settori, dalle valvole industriali ai connettori elettronici, ai sistemi di allarme – ha registrato nel quarto trimestre fiscale perdite per 297,1 milioni di dollari, cioè 15 cents per azione. Le perdite sono in ogni caso nettamente diminuite rispetto a 1,44 miliardi (72 cents per azione) del pari periodo dello scorso anno, grazie al contenimento dei costi. Tyco ha appunto adesso in programma un ulteriore taglio della forza lavoro e la vendita di attività non ritenute strategiche. La previsione di utili su base annua fatta dal chief executive officer Ed Breen è di 1,42-1,52 dollari per azione, al di sotto di 1,52 dollari stimati dagli analisti di Thomson Financial.
Il taglio di addetti annunciato oggi da Tyco fa seguito ad analoghe decisioni – peraltro di minore entità – comunicate nei giorni scorsi in particolare da Duke Energy (-2.000 posti; la società è fra le maggiori utility negli Usa) e da Electronic Data (servizi per i computer; il taglio è pari a circa 2.500 addetti).
Venerdì prossimo saranno diffusi i dati sull’ andamento del mercato del lavoro negli Stati Uniti ad ottobre, con il tasso di disoccupazione che dovrebbe restare fermo al 6,1% mentre è prevista la creazione di 65mila posti di lavoro da parte dell’ economia nel suo complesso. Si tratterebbe – ove le previsioni si rivelassero azzeccate – del secondo mese di fila che l’ economia Usa genera posti di lavoro aggiuntivi.
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