Raffaella Vitulano
Autunno caldo in Europa. E non solo. In Grecia si assiste ad una ondata di scioperi nel settore pubblico; in Germania i metalmeccanici dicono no al prolungamento dell’orario lavoro; a Dublino, dopo il tanto decantato boom del modello irlandese, torna il problema disoccupazione; più rassicuranti per i lattai (destinati solitamente al recapito di notizie urgenti) le notizie giunte oggi da Londra dove, dopo 10 giorni di sciopero che hanno fermato 50 milioni di lettere, i postini hanno raggiunto un accordo con la Royal Mail. Ancora tesa, invece, la situazione in Israele dove, sempre oggi, su richiesta del governo israeliano di Ariel Sharon il Tribunale nazionale del lavoro ha bloccato lo sciopero generale illimitato in programma nei servizi pubblici, sostenendo che l’agitazione avrebbe prodotto danni troppo gravi all’economia israeliana.
A Tel Aviv, lo sciopero era stato convocato dal sindacato Histadrut per protestare contro la riforma delle pensioni e una ristrutturazione degli uffici pubblici che porterà a centinaia di licenziamenti. Il braccio di ferro tra il ministro delle finanze Benyamin Netanyahu e il leader sindacale Amir Peretz sembra ora essere un primo assaggio del duello che – secondo molti osservatori – potrebbe in futuro contrapporli come i più quotati candidati alla guida del governo per la destra del Likud e per la sinistra laburista, una volta usciti di scena gli ultimi grandi vecchi della politica israeliana: Sharon e l’ex premier Shimon Peres. La ”madre di tutti gli scioperi”, come è stata ribattezzata dall’Histadrut, avrebbe potuto quindi rappresentare un importante test con valenza anche politica per il leader sindacale. L’opinione pubblica israeliana invia segnali contraddittori: il 70% è contrario allo sciopero generale, ma il 40% comprende i motivi della protesta, soprattutto per la riforma delle pensioni, con il previsto innalzamento dell’età pensionabile (da 60 a 65 anni per le donne, da 65 e 67 per gli uomini) e le penalizzazioni monetarie per chi decide di lasciare prima il lavoro. La protesta, bloccata ieri in extremis, era stata anticipata due giorni fa con un blocco di due ore dell’aeroporto internazionale Ben Gurion e la sospensione dei rifornimenti di benzina alle stazioni di servizio.
E disagi si sono registrati ieri anche per i passeggeri all’aeroporto londinese di Heathrow dove i dipendenti di Swissport Uk, una società che gestisce il servizio bagagli ed il check in per venti compagnie aeree, hanno cominciato in mattinata uno sciopero di 48 ore nell’ambito di una vertenza salariale. Dalla Francia, infine, la notizia che il gruppo italiano Bormioli Rocco & Figlio si accingerebbe a ridurre la sua presenza oltralpe chiudendo il suo stabilimento Verreries du Gier (VdG) che impiega 300 persone.


























