Per la chimica si annuncia come una vera e propria rivoluzione: la riforma varata oggi da Bruxelles con l’ obiettivo di proteggere meglio l’ ambiente e la salute trasferisce agli imprenditori l’ onere della prova circa la sicurezza dei prodotti, introducendo una Agenzia europea per la valutazione delle sostanze chimiche.
In base alla proposta legislativa approvata oggi dall’ esecutivo Ue, spetterà all’ industria del settore dimostrare che le sostanze immesse sul mercato non sono dannose per la salute, mentre finora era compito delle autorità pubbliche provarne la pericolosità.
Obiettivo della riforma, approvata dopo due anni di dibattiti e che ora dovrà passare sotto l’ esame del Consiglio dei ministri Ue e dell’ Europarlamento, è quello di mettere in atto un nuovo ‘Sistema di registrazione, valutazione e autorizzazione delle sostanze chimiche’ (Reach) in un arco di tempo di undici anni. Un lavoro di enorme rilievo, se si pensa che oltre centomila sostanze chimiche non sono mai passate al vaglio di un test di sicurezza perchè commercializzate prima ancora dell’ entrata in vigore di un primo sistema di accertamento che risale al 1981.
Tutte le imprese che producono o importano più di una tonnellata di sostanze chimiche l’ anno, dovranno essere registrate in una banca dati centrale, gestita dalla futura Agenzia europea per la valutazione delle sostanze chimiche che avrà sede, con ogni probabilità, a Ispra in provincia di Varese. Insieme al compito di gestire la varie fasi di registrazione delle sostanze, l’ Agenzia servirà a garantire l’ affidabilità e la sicurezza dei test e delle valutazioni che le imprese avranno l’ obbligo di effettuare su tutte le sostanze prodotte in quantità superiore a 10 tonnellate l’ anno.
Secondo le stime di Bruxelles i prodotti chimici da registrare sarebbero circa 30.000, il 20% dei quali dovrà poi subire una valutazione ancora più approfondita, ed i più pericolosi di essi, stimati in circa 1.500, potranno essere immessi in commercio solo se otterranno l’ autorizzazione Ue.
Per le sostanze chimiche ritenute a rischio, l’ Agenzia e la Commissione Ue potranno introdurre una serie di restrizioni, compreso il bando della commercializzazione.
I costi totali per l’ industria, secondo i calcoli della Commissione, saranno compresi in una forbice da 2,3 a 5,2 miliardi di euro in undici anni, ma, sottolinea Bruxelles, i vantaggi per la salute sarebbero nell’ ordine di 50 miliardi di euro in un periodo di 30 anni.
L’ ultima versione della proposta di normativa varata dall’ esecutivo europeo, che tiene conto delle critiche avanzate dagli industriali e anche da alcuni governi nel corso della consultazione ufficiale svoltasi tra aprile e luglio, stabilisce che i produttori non saranno obbligati a registrare le sostanze chimiche intermedie ed i polimeri.
Queste esclusioni non sono piaciute molto agli ambientalisti, i quali hanno tuttavia salutato positivamente l’ approvazione in Commissione del pacchetto che è frutto di un lungo lavoro di confronto che ha visto anche momenti di acceso contrasto. Il premier inglese Tony Blair con il presidente francese Jacques Chirac e il cancelliere tedesco Gerard Schroeder, alla guida dei principali Paesi produttori di chimica – l’ Italia segue al quarto posto – hanno scritto nelle settimane scorse anche al presidente della Commissione Romano Prodi per ottenere la garanzia del rispetto della competitività delle imprese.
Il confronto sul pacchetto è tuttavia tutt’ altro che chiuso: sono già in programma workshop sulla valutazione di impatto della normativa sul settore, prima dell’ esame del Parlamento europeo e del successivo vaglio del Consiglio dei ministri, che si annunciano lunghi e che rendono difficile l’ approvazione del pacchetto prima del 2006.
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