Ricerca e sviluppo, innovazione e formazione professionale. Secondo la Commissione europea bisognerà puntare su questi fattori per ridinamizzare il settore del tessile e dell’abbigliamento e aumentarne la competitività in vista del gennaio 2005, quando scadrà l’accordo multifibre che da quarant’anni disciplina l’import europeo dei manufatti provenienti dai paesi in via di sviluppo.
La ‘ricetta’ di Bruxelles per dare una mano al settore, uno dei più minacciati dalla concorrenza sleale, dalle multinazionali e dalla pirateria, è contenuta in una comunicazione adottata oggi dall’esecutivo europeo. Una comunicazione che mira – come ha dichiarato in conferenza stampa il commissario Ue alle imprese Erkki Liikanen – “a dare risposte politiche a un’industria competitiva che oggi deve rispondere a sfide maggiori come l’allargamento, lo smantellamento delle restrizioni all’import, la ristrutturazione e la modernizzazione dei processi industriali”.
Con la liberalizzazione completa del settore sono a rischio, secondo gli stessi rappresentanti dei principali distretti tessili italiani, Prato e Biella, il Made in Europa e quello italiano in particolare.
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