Definire l’ammontare delle risorse finanziarie di cui avrà bisogno l’Ue dopo il 2006 per rispondere alle attese degli oltre 500 milioni di cittadini che formeranno dal 2007 la grande Europa di 27 stati.
È questo una dei grandi interrogativi a cui cercherà di dare risposta, domani a Bruxelles, la Commissione europea di Romano Prodi in occasione di quello che dovrebbe essere l’ultimo seminario per la preparazione della comunicazione sulle future prospettive finanziarie dell’Ue, attesa per la seconda metà di novembre.
Sul fronte delle risorse finanziarie, tra i documenti che verranno discussi domani, uno riguarda i diversi scenari finanziari accompagnati da stime d’impatto, su quelle che dovrebbero essere le disponibilità finanziarie nel bilancio Ue dopo il 2006.
Le opzioni vanno da quella più conservatrice di mantenere il bilancio all’1% del prodotto interno lordo europeo alla soluzione più estensiva di raggiungere l’1,30% del Pil.
Al riguardo la commissaria europea al bilancio Michaele Schreyer ha indicato nei giorni scorsi che sarebbero necessari dei tagli radicali al bilancio Ue nel 2007 rispetto al 2006 se nell’Europa a 27 paesi si decidesse di mantenere il livello del bilancio Ue all’1% del reddito nazionale lordo.
Già da ora comunque, appare chiaro alla Commissione che il bilancio dovrà essere più trasparente e più flessibile per permettere di utilizzare al massimo le risorse. Così, per ogni politica comunitaria, verranno riportate le relative spese amministrative per sapere quanto costa ai cittadini.
I commissari affronteranno anche l’importante questione della semplificazione degli strumenti per raggiungere gli obiettivi che l’Ue si prefigge. Bruxelles sta infatti preparando il terreno per la prossima Commissione europea partendo dalla ricerca di obiettivi comuni da realizzare tramite strumenti più semplici e flessibili.
Domani i commissari europei dovrebbero poter far chiarezza anche sulla durata delle prospettive finanziarie. Due le opzioni: una durata di cinque o di sette anni. Nel primo caso sarebbero più in linea con il mandato politico di Commissione e Parlamento europeo; nel secondo caso, i sette anni sarebbero giustificati dalla difficoltà dei negoziati e dal fatto che la spesa agricola europea è già stata fissata fino al 2013.
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