Le 35 ore, considerata la misura più importante del governo guidato dal socialista Lionel Jospin, deludono i francesi che, in questi tempi di vacche magre, preferirebbero tornare alle 39 ore pur di guadagnare di più.
Secondo un sondaggio della rivista ‘L’Expansion’ infatti, il 54% sarebbe contento se si potesse tornare indietro, almeno in attesa di tempi più fausti. Il 36% è a favore di una soppressione pura e semplice del provvedimento, varato 5 anni fa, con un automatico ritorno alle 39 ore. Il rimanente 18% si accontenterebbe di “una sospensione temporanea”. I francesi che apprezzano le 35 ore così come sono il 42%, meno che nei precedenti sondaggi.
A far cambiare idea sono probabilmente l’aumento della disoccupazione e il rallentamento dell’economia: gran parte degli interpellati apprezza il tempo libero portato in dote dalla riduzione dell’orario di lavoro ma apprezzerebbe ancora di più una busta paga più fornita. Il 65% si dice infatti pronto a rinunciare alle 35 ore in cambio di un aumento salariale.
La riduzione dell’orario di lavoro lascia anche molto scettici sui suoi effetti sul mercato del lavoro: secondo il 67% dei francesi la ritengono un’arma spuntata per combattere la disoccupazione. La legge sulle 35 ore era stata imposta dal governo di sinistra, suscitando l’ostilità degli imprenditori, proprio per combattere la disoccupazione. Al momento non esistono dati attendibili sul numero dei posti di lavoro creati dalle 35 ore, anche perchè la legge è entrata in vigore in un momento di forte crescita dell’economia ed è quindi difficile decidere a chi vada attribuito il merito del calo della disoccupazione, se alla crescita o alle 35 ore.
I francesi ritengono inoltre al 68% che la legge abbia creato “nuove ineguaglianze” tra chi lavora le 35 ore e chi no, al 61% che penalizzi le aziende francesi e al 57% che sia un incentivo per trasferire la produzione al di fuori del paese.
Le 35 ore sono state messe sul banco di accusa anche dalla commissione che controlla i conti della previdenza sociale francese, che chiuderà il 2003 con un deficit record di quasi 9 miliardi di euro. Secondo il rapporto della commissione, la riduzione dell’orario di lavoro avrebbe avuto un impatto negativo di circa 3,5 miliardi. Le 35 ore sono state anche citate ad agosto tra le cause del disastroso bilancio della canicola, che ha fatto 11.500 morti anche per il disservizio provocato dalla mancanza di personale negli ospedali.
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