• Chi siamo
  • Abbonamenti
  • Contatti
giovedì, 3 Settembre 2026
  • Accedi
No Result
View All Result
Il Diario del Lavoro

Quotidiano online del lavoro e delle relazioni industriali

Il Diario del Lavoro

Direttore responsabile: Massimo Mascini
Vicedirettrice: Nunzia Penelope
Comitato dei Garanti: Mimmo Carrieri, Innocenzo Cipolletta, Irene Tinagli, Tiziano Treu

  • Rubriche
    • Tutti
    • Poveri e ricchi
    • Giochi di potere
    • Il guardiano del faro
    • Giurisprudenza del lavoro
    Memorie da un seggio elettorale

    Altro che toto-leader: alla sinistra serve un’idea d’Italia

    Dietro il record di durata di Meloni, il niente. E Salvini e Tajani fanno la ola per masochismo

    Dietro il record di durata di Meloni, il niente. E Salvini e Tajani fanno la ola per masochismo

    Schlein, Conte e il Terzo nome, sulla sinistra il macigno della premiership. Senza uno straccio di accordo all’orizzonte

    Schlein, Conte e il Terzo nome, sulla sinistra il macigno della premiership. Senza uno straccio di accordo all’orizzonte

    Istat, il Covid frena rinnovi, 10 mln i lavoratori con contratto scaduto

    Il contratto collettivo non si sceglie liberamente: la regola del minimale contributivo

    Il paradosso di Meloni: governabilità e stabilità garantite, ma paralizzata (o quasi) sul fronte estero

    Il bluff delle accise e il conto della manovra: l’autunno decisivo del Governo

    Giorgia Meloni in conferenza stampa: “sempre pronta a un Patto sociale: con la Cisl e con chiunque altro senza pregiudizi”. Giovani in fuga: “colpa di stipendi bassi e scarsa meritocrazia”. E lancia il “salario di primo ingresso”. Culle vuote, “tema anche culturale”

    L’Italia come un far west, così Meloni punta al bis

  • Approfondimenti
    • Tutti
    • I Dibattiti del Diario
    • L'Editoriale
    • Diario delle crisi
    • La nota
    • Interviste
    • Analisi
    Confcooperative, le donne guidano la ripresa

    Temporary Management e quote rosa, un quadro della situazione

    Guido Baglioni, il vero padre della partecipazione

    Guido Baglioni, il vero padre della partecipazione

    Stellantis, prosegue lo sciopero dei lavoratori delle carrozzerie Mirafiori. De Palma (Fiom): dal 2014 persi 11.500 lavoratori nel silenzio

    Stellantis, tre giorni di fermo a Mirafiori: “Mancano motori”. La Fiom: “Servono nuovi produttori e produzioni”

    Ex Ilva: indagata a Milano Lucia Morselli, ex Ad di ArcelorMittal Italia

    Ex Ilva: indagata a Milano Lucia Morselli, ex Ad di ArcelorMittal Italia

    Esposito (Fisac-Cgil), le concentrazioni bancarie non servono, gli istituti di credito tornino a occuparsi dell’economia reale. Dal governo uso improprio del golden power

    Banche, Esposito (Fisac-Cgil), il risiko guardi a occupazione e territori. Le operazioni non ritardino il rinnovo del contratto

    Mestre, la moschea negata divide la comunità bengalese: lo sciopero si arena

    Mestre, la moschea negata divide la comunità bengalese: lo sciopero si arena

  • Fatti e Dati
    • Tutti
    • Documentazione
    • Contrattazione
    Balocco, sottoscritto il nuovo contratto integrativo con valenza quinquennale: premio di risultato complessivo da 8.750 euro

    Balocco, sottoscritto il nuovo contratto integrativo con valenza quinquennale: premio di risultato complessivo da 8.750 euro

    Proroga dell’ordinanza del Presidente Regione Lazio contro l’emergenza caldo

    Roma, sindacati: Comune irresponsabile su Multiservizi

    Comune di Roma, sottoscritta la preintesa per il nuovo contratto integrativo

    Siglato accordo per l’assistenza fiscale dei CAF

    Legno Arredo, sottoscritta l’ipotesi per il rinnovo del contratto. Aumento da 134 euro

    I dati Istat su prezzi alla produzione dell’industria e delle costruzioni – Luglio 2026

    I dati provvisori Istat sui prezzi al consumo – Agosto 2026

  • I Blogger del Diario
  • Biblioteca
    La partecipazione come agente trasformativo, di Elena Ferro. Editore DeriveApprodi

    La partecipazione come agente trasformativo, di Elena Ferro. Editore DeriveApprodi

    Crimini della sicurezza, di Yuleisy Cruz Lezcano. Editore Il Ponte Vecchio

    Crimini della sicurezza, di Yuleisy Cruz Lezcano. Editore Il Ponte Vecchio

    Non lavate questo sangue. I giorni di Genova, di Concita De Gregorio. Editore Laterza

    Non lavate questo sangue. I giorni di Genova, di Concita De Gregorio. Editore Laterza

    The Game, di Alessandro Baricco. Editore Einaudi

    The Game, di Alessandro Baricco. Editore Einaudi

    È il capitalismo, bellezza!, di Giovanni Semi. Editore Einaudi

    È il capitalismo, bellezza!, di Giovanni Semi. Editore Einaudi

    Lavorare per gli altri, di Vittorio Pelligra. Editore Il Mulino

    Lavorare per gli altri, di Vittorio Pelligra. Editore Il Mulino

  • Appuntamenti
Il Diario del Lavoro
  • Rubriche
    • Tutti
    • Poveri e ricchi
    • Giochi di potere
    • Il guardiano del faro
    • Giurisprudenza del lavoro
    Memorie da un seggio elettorale

    Altro che toto-leader: alla sinistra serve un’idea d’Italia

    Dietro il record di durata di Meloni, il niente. E Salvini e Tajani fanno la ola per masochismo

    Dietro il record di durata di Meloni, il niente. E Salvini e Tajani fanno la ola per masochismo

    Schlein, Conte e il Terzo nome, sulla sinistra il macigno della premiership. Senza uno straccio di accordo all’orizzonte

    Schlein, Conte e il Terzo nome, sulla sinistra il macigno della premiership. Senza uno straccio di accordo all’orizzonte

    Istat, il Covid frena rinnovi, 10 mln i lavoratori con contratto scaduto

    Il contratto collettivo non si sceglie liberamente: la regola del minimale contributivo

    Il paradosso di Meloni: governabilità e stabilità garantite, ma paralizzata (o quasi) sul fronte estero

    Il bluff delle accise e il conto della manovra: l’autunno decisivo del Governo

    Giorgia Meloni in conferenza stampa: “sempre pronta a un Patto sociale: con la Cisl e con chiunque altro senza pregiudizi”. Giovani in fuga: “colpa di stipendi bassi e scarsa meritocrazia”. E lancia il “salario di primo ingresso”. Culle vuote, “tema anche culturale”

    L’Italia come un far west, così Meloni punta al bis

  • Approfondimenti
    • Tutti
    • I Dibattiti del Diario
    • L'Editoriale
    • Diario delle crisi
    • La nota
    • Interviste
    • Analisi
    Confcooperative, le donne guidano la ripresa

    Temporary Management e quote rosa, un quadro della situazione

    Guido Baglioni, il vero padre della partecipazione

    Guido Baglioni, il vero padre della partecipazione

    Stellantis, prosegue lo sciopero dei lavoratori delle carrozzerie Mirafiori. De Palma (Fiom): dal 2014 persi 11.500 lavoratori nel silenzio

    Stellantis, tre giorni di fermo a Mirafiori: “Mancano motori”. La Fiom: “Servono nuovi produttori e produzioni”

    Ex Ilva: indagata a Milano Lucia Morselli, ex Ad di ArcelorMittal Italia

    Ex Ilva: indagata a Milano Lucia Morselli, ex Ad di ArcelorMittal Italia

    Esposito (Fisac-Cgil), le concentrazioni bancarie non servono, gli istituti di credito tornino a occuparsi dell’economia reale. Dal governo uso improprio del golden power

    Banche, Esposito (Fisac-Cgil), il risiko guardi a occupazione e territori. Le operazioni non ritardino il rinnovo del contratto

    Mestre, la moschea negata divide la comunità bengalese: lo sciopero si arena

    Mestre, la moschea negata divide la comunità bengalese: lo sciopero si arena

  • Fatti e Dati
    • Tutti
    • Documentazione
    • Contrattazione
    Balocco, sottoscritto il nuovo contratto integrativo con valenza quinquennale: premio di risultato complessivo da 8.750 euro

    Balocco, sottoscritto il nuovo contratto integrativo con valenza quinquennale: premio di risultato complessivo da 8.750 euro

    Proroga dell’ordinanza del Presidente Regione Lazio contro l’emergenza caldo

    Roma, sindacati: Comune irresponsabile su Multiservizi

    Comune di Roma, sottoscritta la preintesa per il nuovo contratto integrativo

    Siglato accordo per l’assistenza fiscale dei CAF

    Legno Arredo, sottoscritta l’ipotesi per il rinnovo del contratto. Aumento da 134 euro

    I dati Istat su prezzi alla produzione dell’industria e delle costruzioni – Luglio 2026

    I dati provvisori Istat sui prezzi al consumo – Agosto 2026

  • I Blogger del Diario
  • Biblioteca
    La partecipazione come agente trasformativo, di Elena Ferro. Editore DeriveApprodi

    La partecipazione come agente trasformativo, di Elena Ferro. Editore DeriveApprodi

    Crimini della sicurezza, di Yuleisy Cruz Lezcano. Editore Il Ponte Vecchio

    Crimini della sicurezza, di Yuleisy Cruz Lezcano. Editore Il Ponte Vecchio

    Non lavate questo sangue. I giorni di Genova, di Concita De Gregorio. Editore Laterza

    Non lavate questo sangue. I giorni di Genova, di Concita De Gregorio. Editore Laterza

    The Game, di Alessandro Baricco. Editore Einaudi

    The Game, di Alessandro Baricco. Editore Einaudi

    È il capitalismo, bellezza!, di Giovanni Semi. Editore Einaudi

    È il capitalismo, bellezza!, di Giovanni Semi. Editore Einaudi

    Lavorare per gli altri, di Vittorio Pelligra. Editore Il Mulino

    Lavorare per gli altri, di Vittorio Pelligra. Editore Il Mulino

  • Appuntamenti
No Result
View All Result
Il Diario del Lavoro
No Result
View All Result

Home - Approfondimenti - Analisi - La pluralità delle rappresentanze sindacali e la sua regolazione

La pluralità delle rappresentanze sindacali e la sua regolazione

di Gian Primo Cella
22 Settembre 2003
in Analisi

Gian Primo Cella – Ordinario di Sociologia Economica all’Università di Milano

Il tema della pluralità  (è meglio non utilizzare il termine pluralismo, che ha un suo specifico significato in senso teorico) delle rappresentanze sindacali con pretese di rappresentanza sulle stesse componenti del lavoro non ritrova un grande spazio  nella teoria delle relazioni industriali.  Segno, da una parte, della difficile (o impropria) collocazione del tema nell’ambito della logica (e della pratica) del processo negoziale, dall’altra del non grande rilievo assunto da questo carattere nella storia dei grandi movimenti sindacali che hanno attraversato la storia della industrializzazione.

 


La difficile collocazione (o considerazione) nel processo negoziale  è  spiegabile con le anomalie che la pluralità delle rappresentanze introduce sia nelle dinamiche delle relazioni, sia nella loro stabilità.  La pluralità, se si traduce (come è probabile) in differenti (anche nei costi) piattaforme rivendicative, rende espliciti alla controparte il margine di chiusura (o il  punto di caduta) della trattativa, indebolendo così le posizioni negoziali della parte pluri-rappresentata. La stabilità delle relazioni è indebolita dalla fonte di “disordine” rappresentata dalla pluralità. La teoria delle relazioni industriali (almeno quella più consolidata, ovvero quella pluralista) sostiene che la efficienza delle relazioni stesse è data soprattutto dalla loro capacità di riduzione del conflitto (o della protesta) in un periodo ragionevole di tempo. Il “conflitto in uscita” dal processo  contrattuale deve essere inferiore al “conflitto in entrata”. E’ evidente come la pluralità delle rappresentanze sindacali  contribuisca a ridurre questa efficienza.


 


Nella storia dei grandi movimenti sindacali, laddove esistono processi più o meno affermati di contrattazione, assistiamo certo a una pluralità di rappresentanze sindacali, ma queste sono portatrici di diversi modelli di rappresentanza, organizzativa e contrattuale. Una pluralità che  si manifesta in momenti di grandi tensioni e mutamenti, nella società, nelle forme della industrializzazione, all’interno stesso dei movimenti sindacali. Gli esempi storici sono ben noti: vanno dalla nascita del new unionism in Gran Bretagna alla fine del XIX secolo (l’affermazione dei sindacati generali contro la tradizionale rappresentanza di mestiere), agli anni trenta negli Stati Uniti con la competizione fra i  sindacati industriali nascenti (il CIO)  e i sindacati di mestiere (dominanti nella AFL),  fino alle lotte brasiliane negli ultimi anni della dittatura militare (finale anni 70) con la competizione fra il nuovo sindacalismo (la CUT) e i sindacati corporativi.


 


Un sistema di relazioni industriali cresce e si consolida attraverso  soluzioni di vario tipo (più o meno stabili) fornite a questo problema. Il principio generale di soluzione  si ispira in qualche modo alla costituzione di una qualche forma di  “monopolio” della rappresentanza sindacale su una stessa componente della forza lavoro (categoria, occupazione, mestiere, impresa, reparto, ecc.). Come è noto, la regola più coerente con questo principio è quella individuata dal Wagner Act negli Stati Uniti, con  la exclusive bargaining unit, definita da organismi istituzionali pubblici, attraverso processi di definizione anche tormentati e conflittuali, ma che conducono verso soluzioni di una qualche efficienza. Sostengono la regola altre forme (oggi vietate o rese di più difficile applicazione) di prerogative sindacali, da quelle più rigide come il closed shop, a quelle più morbide come lo union shop.


 


Sono questi caratteri, queste esigenze, queste soluzioni che rendono conto del perché non esista oggi esperienza sindacale forte, rappresentativa e dotata di poteri negoziali effettivi, entro sistemi di relazioni industriali consolidati, che non veda la presenza di una confederazione sindacale unitaria (sia pure animata da più o meno forti conflitti di giurisdizione fra le diverse federazioni sindacali). Basti pensare alle esperienze dell’Europa centro-settentrionale. In queste esperienze unità non significa affatto sindacalismo unico, bensì convivenza (spesso non competitiva) con associazioni rappresentative degli impiegati, dei funzionari, dei lavoratori di alcuni comparti pubblici (peraltro in sensibile riavvicinamento alla grandi confederazioni). Le divisioni e le competizioni nel sindacalismo confederale sono segno di debolezza organizzativa e contrattuale, di esposizione all’intervento organizzativo, di dipendenza dalle risorse pubbliche, come dimostrano le esperienze francese e spagnola. Conosciamo le origini politiche e ideologiche di queste divisioni, che risalgono ben addietro nella storia del movimento operaio, ma non possono essere addotte a ragioni esclusive di spiegazione delle divisioni. In altri casi le divisioni (come nelle esperienze belga e olandese) hanno  anche ragioni linguistiche o religiose, ma  proprio per questo tendono a ritrovare forme di specificità di tipo territoriale.


 


E’ per tutte queste ragioni che mi permetto di sostenere la tesi della anomalia della esperienza italiana di sindacalismo confederale forte, dal punto di vista organizzativo e contrattuale, ma travagliato (animato secondo alcuni)  da fasi ricorrenti di divisioni, talvolta di risse, competitive. Ma si pensa possa reggere a lungo in Europa, e per di più nell’Europa della moneta unica, una anomalia di questo tipo, senza effetti rilevanti sulla efficienza e sulla stabilità delle nostre relazioni industriali? E’ questa una domanda alla quale sarebbe opportuno fornire una risposta.


 


Se la teoria delle relazioni industriali non ha dato un grande spazio al problema della pluralità delle rappresentanze sindacali, una  attenzione particolare, nel caso italiano, è stata ad esso fornita dalle discipline giuslavoriste, animate non solo dalla anomalia italiana, ma anche dalla elaborata e forse macchinosa forma di regolazione della pluralità prevista dall’art. 39 della Costituzione (concepito in una fase in cui la anomalia  non era tale, perché le divisioni si accompagnavano ad una estrema debolezza contrattuale). A tali contributi giuridici occorrerà  necessariamente rifarsi, anche se con il rischio di imbattersi (salvo rare e  note eccezioni) in argomenti e analisi non sempre consapevoli della logica e della pratica di funzionamento delle relazioni industriali. Fra queste eccezioni va ricordato uno degli ultimi scritti di Massimo D’Antona (apparso nel 1998), quello proprio dedicato al quarto comma dell’art. 39: veramente uno dei più bei saggi di diritto sindacale degli ultimi decenni.


 


L’anomalia nella anomalia è proprio data  dalla presenza-assenza dell’art. 39. Negli ultimi anni, a vedere alcune divisioni anche aspre (pensiamo ovviamente ai metalmeccanici), è parso che ci si dimenticasse che, se le relazioni industriali italiane sono caratterizzate (almeno per il settore privato) da forte volontarismo, specie per l’assenza di ogni disposizione legislativa sulla contrattazione collettiva, esse sono come segnate, dalle origini, dalla presenza incombente dell’art. 39 della Costituzione. Ci si è dimenticati che l’alternativa funzionale alla mancata applicazione del quarto comma dell’art. 39, in una situazione di persistente pluralità di rappresentanza, è stata una sola, senza equivoci: l’unità d’azione contrattuale fra i sindacati confederali. In mancanza di tale unità, passati accomodamenti più o meno soddisfacenti nel breve periodo, cosa potrà succedere? Come sarà possibile il mantenimento di un sistema efficiente di relazioni contrattuali?  Il rischio di uno “scenario alla francese”, dove i contratti si applicano (e si estendono) sulla base della firma anche di uno solo fra cinque (o sei) sindacati confederali, dovrebbe fare riflettere. Un rischio non poi così remoto, improbabile, se lo si accompagna ai processi di decentramento politico-amministrativo di stampo c.d. federale, con molte istituzioni regionali alla ricerca di competenze, attribuzioni, poteri anche sui temi del lavoro. Ma lo “scenario francese”, non dimentichiamolo, si accompagna al tasso di sindacalizzazione più basso fra le grandi esperienze industriali (ormai ben al di sotto della soglia del 10%).


 


Come  è possibile  individuare per il caso italiano forme di regolazione efficaci, realistiche, non rinviabili al lungo periodo? Certo, un accordo sulle regole fra i grandi sindacati confederali, un protocollo interno, potrebbe costituire una via di uscita. Ma forse una via insicura e instabile, troppo esposta non solo alle intemperanze delle diverse identità sindacali, e delle loro esposizioni improprie con il sistema politico, ma anche alle turbolenze delle rappresentanze dei datori di lavoro in alcuni settori produttivi, specie nei servizi (come era stato rilevato fin dall’accordo del luglio 1993). Una via legislativa sarebbe più opportuna, sembrano suggerire alcuni, che forse non sembrano tener in adeguato conto le difficoltà (e le inaffidabilità) degli attuali equilibri politici. Una via che potrebbe riprodurre nei settori privati quanto stabilito, ed applicato con discreto successo, dal decreto 29/1993 per il pubblico impiego. Una regolazione che, pur in una situazione particolare (quella del monopolio legale della rappresentanza dei datori di lavoro), ha rispettato, se non la forma, almeno il principio sostanziale di  quanto previsto nel quarto comma dell’art. 39, quello che D’Antona chiamava il “nocciolo duro”, e che si riferisce al principio proporzionale di valutazione delle rappresentanze sindacali, con i conseguenti effetti sulla approvazione delle decisioni di tipo negoziale. E’ quello che permetteva a D’Antona di chiudere con queste parole il ricordato saggio: “Il ‘nocciolo duro’ dell’art. 39 trova, nel d.lgs. n. 29 del 1993 consolidato, una chiara concretizzazione, che fa della riforma della contrattazione collettiva nelle pubbliche amministrazioni il passaggio verso una nuova stagione della legislazione sindacale postcostituzionale”.


 


Ma le opposizioni verso una soluzione di tipo legislativo sono ben presenti in parti rilevanti del sindacalismo confederale italiano, e alcune di esse sono ben fondate. Inoltre, manca nel settore privato il requisito essenziale del monopolio della rappresentanza imprenditoriale. La strada del riconoscimento di tipo contrattuale delle competenze e delle prerogative contrattuali delle parti potrebbe  rivelarsi, a questo punto, quella più realistica. La sede non potrebbe che essere quella di una revisione opportuna dell’accordo fondamentale del luglio 1993 (un vero basic agreement alla scandinava). Un nuovo, più efficiente, meno tormentato scenario potrebbe aprirsi per le relazioni industriali italiane. Una strada per tenere sotto controllo l’anomalia sindacale, e i danni da essa provocati.

Gian Primo Cella

Gian Primo Cella

Professore Emerito di Sociologia economica presso l’Università Statale di Milano

In evidenza

Lavoro, Marco Valsecchi, Synergie: “occupazione in crescita, ma è essenziale investire sulle competenze per governare la trasformazione’’

Lavoro, Marco Valsecchi, Synergie: “occupazione in crescita, ma è essenziale investire sulle competenze per governare la trasformazione’’

3 Settembre 2026
Emergenza caldo, dalle Regioni arrivano le ordinanze per la tutela dei lavoratori esposti alle alte temperature: stop dalle 12.30 alle 16 in cantieri, cave e campi

Caldo, la Regione Lazio proroga l’ordinanza fino al 30 settembre. Cgil, bene, ma ora occorrono misure strutturali

3 Settembre 2026
Rappresentanza e contratti, Fumarola: bene l’intesa tra le associazioni datoriali, ora si avvii il confronto

Legno-arredo, Fumarola: la firma del contratto è un elemento positivo per le relazioni industriali

3 Settembre 2026
È morto Fabio Mussi. Landini: “Ci mancheranno la sua passione politica e la vicinanza al mondo del lavoro”

È morto Fabio Mussi. Landini: “Ci mancheranno la sua passione politica e la vicinanza al mondo del lavoro”

3 Settembre 2026
Il Veneto approva la legge sul fine vita, primato tra le Regioni di centrodestra

Il Veneto approva la legge sul fine vita, primato tra le Regioni di centrodestra

2 Settembre 2026
Ulteriori informazioni

Quotidiano online del lavoro e delle relazioni industriali

Direttore responsabile: Massimo Mascini
Vicedirettrice: Nunzia Penelope
Comitato dei Garanti: Mimmo Carrieri,
Innocenzo Cipolletta, Irene Tinagli, Tiziano Treu

© 2024 - Il diario del lavoro s.r.l.
Via Flaminia 287, 00196 Roma

P.IVA 06364231008
Testata giornalistica registrata
al Tribunale di Roma n.497 del 2002

segreteria@ildiariodellavoro.it
cell: 349 9402148

  • Abbonamenti
  • Newsletter
  • Impostazioni Cookies

Ben Tornato!

Accedi al tuo account

Password dimenticata?

Recupera la tua password

Inserisci il tuo nome utente o indirizzo email per reimpostare la password.

Accedi
No Result
View All Result
  • Rubriche
    • Poveri e ricchi
    • Giochi di potere
    • Il guardiano del faro
    • Giurisprudenza del lavoro
  • Approfondimenti
    • L’Editoriale
    • La nota
    • Interviste
    • Analisi
    • Diario delle crisi
  • Fatti e Dati
    • Documentazione
    • Contrattazione
  • I Blogger del Diario
  • Appuntamenti
Il Diario del Lavoro

Direttore responsabile: Massimo Mascini
Vicedirettrice: Nunzia Penelope
Comitato dei Garanti: Mimmo Carrieri, Innocenzo Cipolletta, Irene Tinagli, Tiziano Treu

  • Accedi