Nonostante la consistente crescita economica verificatasi nel mondo durante gli anni ’90, in questo decennio 54 paesi in via di sviluppo hanno registrato una riduzione del proprio reddito medio. Lo rivela il Rapporto sullo Sviluppo Umano 2003 del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, presentato oggi con il titolo “Le azioni politiche contro la povertà”.
Il Rapporto sostiene che per modificare questa tendenza al declino, le strategie di sviluppo devono incentrarsi non solo sulla crescita economica, ma anche su una più equa distribuzione dei servizi e della ricchezza.
“La povertà può essere un problema politico – ha affermato Mark Malloch-Brown, Amministratore dell’Undp -.
Questo Rapporto mostra che ci sono molti paesi in cui i livelli di reddito sono sufficientemente elevati per porre fine alla povertà assoluta, ma nei quali permangono sacche di povertà estrema, spesso a causa di preoccupanti modelli di discriminazione nella fornitura dei servizi essenziali”.
Il Rapporto introduce il nuovo Patto di Sviluppo del Millennio, che propone nuove politiche regionali e globali per avviare la crescita e ridurre la povertà. Sostiene anche che l’investimento nell’industria e le attività imprenditoriali che creano occupazione, quali le attività manifatturiere e quelle tessili, sono più importanti ai fini dello sviluppo umano rispetto alle industrie che richiedono elevati stock di capitali, quali la prospezione e la produzione petrolifera. Il Rapporto invita anche a sviluppare delle iniziative speciali a sostegno delle piccole attività imprenditoriali nei paesi in via di sviluppo.
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