Tremila licenziamenti, su un totale di 9.000 posti di lavoro, sono stati decisi dal consiglio d’amministrazione della compagnia aerea Swiss, secondo quanto ha annunciato in serata Daniel Vischer, segretario generale del sindacato trasporti svizzero.
Intervistato dalla televisione svizzero-tedesca Drs al termine di una riunione, ieri, con la direzione della compagnia erede di Swissair, Vischer ha affermato inoltre che un terzo dei voli a lungo e medio raggio verranno soppressi.
“Oltre ai 3.000 licenziamenti a Swiss, bisogna temere altresì la perdita di 2.000 posti di lavoro dell’indotto”, ha aggiunto il dirigente sindacale, riferendosi alle società per la manutenzione e il catering.
Vischer non ha voluto fornire altri particolari sul risultato dell’incontro con la direzione.
La situazione di Swiss – ha sottolineato tuttavia – è precaria, si tratta di salvare i posti di lavoro che possono ancora essere salvati, anche attraverso azioni sindacali.
La drastica riduzione dei posti di lavoro non è giunta a sorpresa. La quotazione di Swiss era infatti stata sospesa ieri ed i sindacati avevano preannunciato alla stampa il contenuto del piano di risanamento.
Si tratta del piano di ristrutturazione più radicale dalla nascita della Swiss, nella primavera del 2002 dopo il naufragio della prestigiosa Swissair. L’obiettivo è la sopravvivenza stessa della compagnia.
Benchè atteso, l’odierno annuncio ha duramente colpito l’opinione pubblica e la classe politica elvetica, non ancora del tutto ‘guarite’ dalle profonde ferite inflitte al Paese ed al suo orgoglio dal fallimento della Swissair.
I sindacati del personale, con i quali saranno immediatamente avviati negoziati, hanno espresso rabbia e sdegno per le misure annunciate.
Il ministro svizzero dell’economia Joseph Deiss si è detto “scioccato” per la massiccia riduzione di impieghi ed ha annunciato che il suo dicastero offrirà un sostegno volto ad attenuarne le conseguenze sociali. Non si tratterà tuttavia del finanziamento di un piano sociale.
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