Romano Prodi invita con forza gli imprenditori a considerare gli effetti negativi della flessibilità sul lungo periodo per quanto riguarda le pensioni dei lavoratori titolari di nuovi contratti come i Co.Co.Co. (Collaboratori Coordinati e Continuativi). Lo fa intervenendo a Bologna a conclusione di un convegno organizzato dall’Abi proprio sul tema della responsabilità sociale dell’impresa.
Gli imprenditori – osserva il presidente della Commissione europea – ‘hanno il dovere di insegnare le conseguenze della flessibilità a coloro che lavorano in modo flessibile o che sono Co.Co.Co.. Queste nuove forme – riconosce Prodi – sono interessanti perchè la società è più flessibile, ma poi bisogna dire a questi ragazzi cosa si troveranno in mano quando arriva l’età della pensione. Io mi pongo sempre i problemi di lungo periodo e quindi anche il problema del costo delle pensioni, ma attenzione – sottolinea – ce li dobbiamo porre anche per le pensioni di questi nuovi contratti. Altrimenti sminiamo una parte della società e mettiamo delle mine nel campo del vicino. Ecco allora cosa vuol dire la responsabilità sociale dell’impresa’.
Prodi nel suo intervento non parla solo dei rischi delle nuove forme d’impiego, ma sottolinea anche il valore sociale della flessibilità che non può eere vista solo sul piano produttivo. Pensa al diritto alla maternità per le lavoratrici richiamando le parole di mons. Antonio Riboldi, uno dei relatori al convegno, che in precedenza si era domandato che civiltà è quella nella quale un imprenditore chiede ad una donna di non essere madre fino a quando è impiegata nella azienda.
Il presidente della commissione ripercorre poi i punti cardine del Libro Verde della commissione europea sulla responsabilità sociale all’interno delle aziende verso i propri dipendenti, insistendo sull’importanza del dialogo («se questo manca l’impresa torna ad aspetti paternalistici che si rifugia nel passato»), e all’esterno, verso la comunità, il territorio, con attenzione ai problemi dell’ambiente, e verso i consumatori. Infine un richiamo a ‘un fenomeno preoccupante’ generato dal fatto che in Europa ‘stiamo perdendo purtroppo il concetto di giustizia redistributiva’. A partire dagli anni ’80 e ’90 c’è stato in Europa un avvicinamento fra Paesi arretrati e Paesi più avanzati, e Prodi cità il caso dell’Irlanda, ma ‘nell’ambito delle singole società nazionali il livello di disuguaglianza è aumentato. C’è stato – osserva – un forte aumento della polarizzazione del reddito e della ricchezza’, anche grazie alla tendenza ad abolire in molti stati le imposte sull’eredità che invece mantenute in altri hanno impedito l’allargarsi di questo fenomeno.
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