Per il sindacato britannico, il Tuc, sarà ancora più difficile strappare consensi alla moneta unica dopo l’uscita di John Monks, ora segretario generale della Ces. Gordon Brown ha infatti vinto la sua battaglia: il Cancelliere dello Scacchiere britannico ha convinto l’Esecutivo di Tony Blair che i tempi non sono ancora maturi per entrare nella moneta unica. Tuttavia, il premier si è assicurato che la porta di Eurolandia rimanga aperta.
È questo, secondo indiscrezioni di stampa, il consenso emerso dal summit di oltre due ore tenuto ieri pomeriggio a Downing Street. Se da una parte è passata la linea di cautela del numero uno del Tesoro, quindi, dall’altra Blair è riuscito almeno ad evitare la sconfitta ideologica.
Il premier, il quale aveva cercato di ridurre il potere decisionale del Cancelliere su questa spinosa questione, ha strappato un sì a Brown per la stesura di una bozza di disegno di legge che permetterebbe al Governo di indire un referendum sull’euro prima delle prossime elezioni politiche nel 2006.
L’accordo, rivela l’Ft, è stato discusso e approvato durante il summit di ieri. La prevista bozza, sempre secondo le indiscrezioni, verrà pubblicata questo autunno, mancano solo i tempi di attuazione.
Questo non vuol dire, però, che i britannici voteranno sull’euro prima del 2006. Il previsto disegno di legge, infatti, potrebbe essere interpretato in modo diametralmente opposto dalle due fazioni schierate nella battaglia della moneta unica.
Per i ministri favorevoli all’euro, come Patricia Hewitt all’Industria, potrebbe costituire la certezza che il Governo non volterà le spalle in modo definitivo all’euro. Ma allo stesso tempo, il fronte opposto -in cui milita tra gli altri il ministro degli Esteri Jack Straw- potrebbe vederlo come una mossa di Blair per salvare la faccia, visto che il premier non è riuscito a convincere Brown a pronunciare un verdetto positivo.
In attesa dell’annuncio ufficiale di lunedì ai Comuni, in cui Brown dovrebbe dire che solo uno dei suoi 5 criteri è stato soddisfatto (cioè quello relativo all’impatto dell’euro sul settore dei servizi finanziari), cresce il divario economico tra l’economia britannica e quelle di Eurolandia.
Nel giorno in cui la Banca centrale europea ha abbassato i tassi di mezzo punto al 2%, la Banca d’Inghilterra li ha lasciati invariati al 3,75% di fronte ad una ripresa dei principali indicatori. Secondo le prime indicazioni, i prezzi nel mercato immobiliare sembrano essere tornati a salire, le vendite al dettaglio sono in ripresa e anche la produzione nel settore dei servizi è in ascesa. Intanto, in Eurolandia spirano venti di deflazione e recessione.
Forse è per questo che, se Blair ha tenuto la porta aperta, Brown è stato attento a mantenere il suo potere. Lunedì, infatti, il Cancelliere dovrebbe sottolineare che il Tesoro si riserverà il diritto di valutare anche in futuro le condizioni economiche per un eventuale ingresso della sterlina nell’euro.
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