Nuova fumata nera sulla proposta della Commissione europea per una direttiva comunitaria sull’equiparazione del salario e delle condizioni di lavoro dei lavoratori temporanei con quello degli occupati a tempo indeterminato.
I quindici ministri Ue dell’occupazione – per l’Italia il ministro del welfare, Roberto Maroni – non sono riusciti a trovare un’intesa sui tempi di applicazione della direttiva. La Gran Bretagna – con l’appoggio di Germania, Irlanda e Danimarca – ha chiesto un “periodo di esenzione” di almeno sei mesi in cui i “pari diritti” non possono essere applicati ai lavoratori temporanei.
Nel tentativo di trovare un compromesso, la Commissione europea ha offerto di passare dalle 6-8 settimane proposte inizialmente ad un periodo di tre mesi. Un’ipotesi sostenuta dalla maggioranza dei partner europei, ma bocciata dai quattro paesi.
“Sono delusa per il fatto che non sia stato possibile raggiungere un accordo” ha detto oggi la commissaria Ue responsabile per gli affari sociali Anna Diamantopoulou, ma – ha aggiunto – “bisogna ammettere che si trattava di una questione difficile e complessa su cui i differenti paesi hanno legislazioni molto diverse”.
Nonostante ciò, ha aggiunto la responsabile greca, “tutti i paesi membri hanno convenuto sulla necessità di avere una direttiva in materia che possa trovare il giusto equilibrio fra flessibilità e sicurezza dei lavoratori”.
Lo spinoso dossier passerà ora alla presidenza italiana che assumerà la guida dell’Ue dal prossimo primo luglio. “Mi sono appellata a Maroni – ha detto in proposito Diamantopoulou – perchè l’Italia dia priorità a questa direttiva nel corso del prossimo semestre”. Per questo, ha concluso la commissaria, “quello di oggi non è un addio ma solo un arrivederci”.
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