La riforma delle pensioni francese “va nella buona direzione” ma non abbastanza da assicurare il finanziamento del regime per ripartizione nei prossimi anni. Lo hanno dichiarato oggi fonti dell’Ocse mentre ancora oggi migliaia di francesi contestavano nelle piazze la riforma presentata dal ministro degli affari sociali Francois Fillon.
L’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici ha però bocciato l’opzione di un aumento dei contributi per finanziare la riforma in quanto avrebbe “un effetto perverso sull’occupazione”.
Secondo l’organizzazione internazionale, la Francia dovrebbe invece sopprimere tutti gli incentivi al prepensionamento, in quanto il paese ha uno dei tassi di occupazione dei 55-64 anni più deboli dell’Ocse, del 36% contro una media del 48%. “Ci sarà bisogno di più gente che lavori per sopportare il peso dei pensionati che saranno sempre più numerosi” ha ricordato nel corso di un incontro con i giornalisti, il capo del settore analisi delle politiche strutturali Willi Leibfritz. La vice direttrice del lavoro e affari sociali dell’Ocse Martine Durand ha dal canto suo sottolineato la necessità di rafforzare la formazione professionale, soprattutto dei lavoratori anziani. In Francia, “il 60% dei più di 55 anni” ha un livello di istruzione molto basso e perciò “molte poche opportunità di riconversione” ha detto.
La riforma proposta dal governo prevede un allungamento degli anni di contributi, che dovrebbero arrivare a 42 anni entro il 2020 (contro i 40 nel privato e 37,5 anni nel pubblico) e l’equiparazione tra pubblico e privato. Il testo non tocca però il sistema per ripartizione nè l’età legale di pensionamento (60 anni). Il progetto di legge deve essere approvato alla fine del mese dal governo.
Quotidiano online del lavoro e delle relazioni industriali
Direttore responsabile: Massimo Mascini
Vicedirettrice: Nunzia Penelope
Comitato dei Garanti: Mimmo Carrieri,
Innocenzo Cipolletta, Irene Tinagli, Tiziano Treu


























