Treni e aerei ridotti al lumicino, trasporti urbani nel caos, scuole chiuse, niente posta: la Francia vivrà domani un giorno di paralisi e di passione. Si sciopera contro la riforma delle pensioni voluta dal governo Raffarin e dal presidente Jacques Chirac.
Incroceranno le braccia innanzitutto gli statali: sono loro i più tartassati da un progetto, ufficializzato la settimana scorsa, che innalza a 40 per tutti nel 2008 gli anni di contributi necessari alla pensione piena. Ma molti sindacati del settore privato si sono uniti all’agitazione e quello di domani sarà di fatto uno sciopero generale contro il tandem Raffarin- Chirac, osannato negli ultimi mesi per il suo rifiuto della guerra in Iraq.
Il “martedì nero” – con cortei di protesta a Parigi e nelle altre grosse città – metterà la Francia in ginocchio: secondo le previsioni della vigilia sarà annullato l’80% dei voli, i tre quarti dei treni rimarranno fermi, a Parigi circolerà soltanto un metrò su dieci e un autobus su tre.
A dispetto dei grossi disagi – acuiti dall’assenza di un servizio minimo garantito – lo sciopero non è affatto impopolare: il 64% dei francesi appoggia l’agitazione degli statali a difesa di un sistema che al momento consente la pensione piena dopo 37,5 anni di marchette.
Questo dato – emerso da un sondaggio del tabloid ‘Le Parisien’ – è piuttosto allarmante per il primo ministro Jean- Pierre Raffarin: nel 1995 soltanto il 54% dei francesi si proclamava solidale con i furibondi scioperi che costrinsero il premier gollista Alain Juppè a ritirare un’analoga riforma delle pensioni.
Sul perchè sia cresciuto di dieci punti il mugugno anti- riforma le risposte sono contrastanti: i sindacati e l’opposizione di sinistra ci leggono un segnale di profondo malessere nei confronti della politica economica e sociale condotta dal centro-destra da un anno al potere. L’entourage di Raffarin invece sdrammatizza, nella convinzione che al giorno d’oggi la gente si rende benissimo conto della necessità di ritocchi al sistema pensionistico e il dissenso verte soprattutto su come procedere.
Di sicuro i sindacati si ritrovano in una situazione di vistosa debolezza indipendentemente dalla loro capacità di attirare le folle in piazza: non sono infatti riusciti a formulare in comune un pacchetto di controproposte. Al massimo strapperanno al governo qualche ammorbidimento qua e là, in caso di straordinario successo del “martedì nero”.
Raffarin non ha escluso ulteriori negoziati con i rappresentanti dei lavoratori prima della definitiva presentazione del progetto in parlamento ma in parallelo ha avvertito che andrà fino in fondo: “Non è la piazza che governa”, ha sottolineato nei giorni scorsi quando ha propagandato la riforma con una lettera aperta ai francesi dove spiega che il sistema attuale andrà alla bancarotta se non si interverrà rapidamente con drastiche misure correttive, incoraggiando il lavoro oltre i 60 anni d’età, aumentando il prelievo previdenziale sulla paga e abbassando di qualche punto percentuale rispetto agli stipendi l’ammontare delle pensioni.
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