Non bastavano la società in bancarotta e titoli di Borsa divenuti poco più che carta straccia: per i dipendenti di Enron adesso arriva anche la notizia di dover provvedere da soli a pagare i premi dei loro piani-pensione.
La cattiva nuova arriva dalla Corte fallimentare di New York presieduta dal giudice Arthur Gonzales il quale, dopo aver ‘rovistato’ nelle spoglie casse della compagnia energetica texana, non ha potuto fare altro che constatare come le spese per i piani pensionistici debbano ricadere sui dipendenti a causa della posizione finanziaria in profondo rosso della stessa Enron.
D’altronde, secondo quanto sottolineato dal giudice Gonzales la legge fallimentare americana – orientata in via particolare alla riorganizzazione delle società in amministrazione controllata – non permette di fare fronte a questo genere di spese con il patrimonio rimasto alle imprese in bancarotta come Enron, sprofondata sotto una montagna di debiti nel dicembre del 2001.
La decisione della Corte giunge in risposta ad una richiesta di esonero dalle spese avanzata degli stessi dipendenti e del Dipartimento del lavoro i quali si erano opposti al pagamento dei premi per i piani-pensione stabiliti in 4 milioni di dollari complessivi all’anno.
Secondo i calcoli stilati da Enron, il pagamento dei premi da parte dei singoli dipendenti ammonta a circa 320 dollari all’anno ma niente vieta che la cifra possa salire qualora la società decida di licenziare altri impiegati dopo la stagione dei tagli all’organico inaugurata in concomitanza con l’apertura del fallimento.
La presa di posizione del Tribunale newyorchese non è che l’ultima tegola abbattutasi sui lavoratori di Enron, colpiti nei loro risparmi dal crollo dei titoli della compagnia energetica e divenuti simboli involontari della lotta della Corporate America al malcostume negli affari in scena da due anni a questa parte.
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