Il gigante petrolifero anglo-olandese Royal Dutch/Shell ha annunciato oggi 350 esuberi tra i 1.600 lavoratori impegnati sulle piattaforme del Mare del Nord.
I tagli fanno parte di un piano di revisione delle attività offshore avviato lo scorso autunno per ridurre i costi del 25%.
Il gruppo anglo-olandese (come il rivale British Petroleum) non punta più alla crescita della produzione di greggio ma sta cercando invece di massimizzare i rendimenti (il suo rendimento sul capitale medio impiegato è sceso, lo scorso anno, al di sotto dell’obiettivo del 13%-15%).
A peggiorare le prospettive per l’industria petrolifera nel Mare del Nord è arrivato, lo scorso anno, l’aumento della tassa societaria per le aziende petrolifere che operano nella zona (salita dal 30% al 40%).
Secondo le stime della UK Offshore Operators Association, che rappresenta 30 società petrolifere del Mare del Nord, l’incremento potrebbe tradursi in 50.000 esuberi nonchè in una forte riduzione (fino al 20%) degli investimenti delle compagnie petrolifere.
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