L’economia tedesca ha attraversato, negli ultimi due anni, una fase di “quasi-stagnazione”. Lo ha sottolineato oggi la Bundesbank, nel Bollettino mensile di febbraio, ipotizzando che il pil tedesco abbia registrato, nel quarto trimestre del 2002, un leggero calo rispetto al trimestre precedente. Su base annuale, invece, l’economia dovrebbe essere cresciuta, negli ultimi tre mesi dell’anno scorso, di mezzo punto percentuale.
All’inizio del 2003, secondo la banca centrale tedesca, l’economia dovrebbe aver consolidato, tuttavia, una base da cui poter ripartire, anche se la situazione rimane critica. I problemi della ex-locomotiva non sono, infatti, solo di tipo ciclico, imputabili cioè al rallentamento della congiuntura internazionale, ma in parte sono “fatti in casa”.
Sul tappeto le difficoltà e le rigidità strutturali di sempre, da quelle del mercato del lavoro al sistema pensionistico, dall’esosità fiscale dello stato alla generosità dei sistemi di previdenza e di assistenza sociale.
Sul fronte dei consumi, i cittadini hanno accentuato ultimamente la tendenza a tirare i cordoni della borsa, osserva la Bundesbank, ma questo non dovrebbe innescare una spirale deflazionistica. La forza dell’euro, secondo la banca centrale tedesca, non va interpretata poi come indizio della salute economica di Eurolandia. Il recente ulteriore apprezzamento della moneta unica si può imputare, infatti, in primo luogo ai sintomi di debolezza di altre valute come il dollaro.
La competitività di Eurolandia sul fronte delle esportazioni, secondo la Bundesbank, per ora sarebbe stata intaccata dalla forza dell’euro solo “in maniera tendenziale”.
All’inizio dell’Unione monetaria, infatti, i paesi dell’area euro erano posizionati peggio di adesso dal punto di vista dei cambi.
Quotidiano online del lavoro e delle relazioni industriali
Direttore responsabile: Massimo Mascini
Vicedirettrice: Nunzia Penelope
Comitato dei Garanti: Mimmo Carrieri,
Innocenzo Cipolletta, Irene Tinagli, Tiziano Treu


























