“Gli Stati membri, il mondo dell’economia ed i sindacati sono troppo esitanti nel realizzare le riforme necessarie sui mercati del lavoro e della protezione sociale, e continuano a nascondersi l’uno dietro l’altro”: così la commissaria Ue all’occupazione, Anna Diamantopoulou ha sferzato oggi governi e parti sociali dei Quindici.
Il commento dell’euroministro è arrivato a corredo della pubblicazione dei risultati della terza relazione annuale sulla situazione dell’Agenda della politica sociale dell’Ue, stando alla quale “i livelli di impiego e di protezione nell’Ue resistono alla crisi economica, ma restano ancora troppi punti deboli che vanno affrontati con urgenza”. Secondo il documento i posti di lavoro creati nel 2001-2002 nell’Ue sono stati 2,5 milioni, e nel 2003 i nuovi impieghi dovrebbero toccare le 500.000 unità. Nonostante questo nel 2003 la disoccupazione è destinata a salire dal 7,6% al 7,7%.
– PREOCCUPANO DONNE, GIOVANI E IMMIGRATI – Sul mercato del lavoro europeo destano preoccupazione soprattutto “i perduranti ed elevati livelli di disoccupazione di lunga durata ed i tassi persistentemente bassi di occupazione femminile”. L’esecutivo Ue punta l’indice contro gli Stati membri anche per quanto riguarda “le differenze legate all’età nei tassi d’occupazione e gli ostacoli che gli immigrati, le minoranze etniche e gli altri gruppi svantaggiati si trovano ancora ad affrontare”.
Per une esame specifico della situazione nei singoli Stati membri, la Commissione rinvia alle più recente analisi, che per l’Italia indicano “seri problemi nel campo della disoccupazione femminile (12,9%) e giovanile (10,3%)”, registrando anche “il più elevato tasso di disoccupazione a lungo termine dell’Ue (5, 9%)”. “Un problema importante – afferma la Commissione – è la segmentazione geografica della disoccupazione in Italia, con il Sud che supera il 19% ed il Centro-Nord al 5% circa”.
– DISOCCUPAZIONE AUMENTA POVERTÀ ED EMARGINAZIONE – La Commissione lancia anche l’allarme sul rapporto tra aumento della disoccupazione della povertà: “le carenze strutturali identificate sul mercato del lavoro – afferma Bruxelles – sono in ampia misura responsabili del persistere della povertà e dell’esclusione sociale”. “Il 15% della popolazione Ue (circa 56 milioni di persone) è esposta al rischio di povertà in quanto vive al disotto del 60% del reddito medio nazionale”. Ad essere esposta al rischio di povertà persistente (che dura da almeno due-tre anni) è il 9% della popolazione europea. “Senza i trasferimenti sociali – sostiene Bruxelles – sarebbe a rischio di povertà nell’Ue il 40% della popolazione”.
– DIMINUISCE IMPEGNO PER SPESA SOCIALE – Uno studio realizzato da Eurostat a corredo del documento della Commissione indica che nell’Ue la percentuale di risorse destinata alla protezione sociale è calato dal 27,5% del 1999 al 27,3% del 2000. A spendere di più in questo settore è la Svezia (32%), mentre l’Italia è appena al di sotto della media Ue (25,2% contro 27,3%). L’Italia è però – secondo gli esperti statistici dell’Ue – il paese che spende di meno per attribuire benefici sociali ai disoccupati: nel 2000 ha dedicato a questo scopo l’1,7% degli interventi totali, contro una media Ue del 6, 3%. In Italia sono sotto la media Ue anche le spese sociali per famiglie e bambini (3,8% contro 8,2%), mentre superano il livello medio europeo le spese sociali per persone anziane e coniugi sopravvissuti (63,4% contro 46,4%).
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