“Regna l’incertezza ovunque. Ci auguriamo che non si vada incontro a un nuovo lockdown, sarebbe la fine del Paese e delle nostre imprese”. Parola del presidente degli industriali torinesi, Giorgio Marsiaj, che insieme al presidente di industriali piemontesi, Marco Gay ha presentato l’indagine congiunturale sul quarto trimestre 2020.
Secondo l’ufficio studi economici ci vorranno almeno due anni per tornare ai livelli pre Covid. “Abbiamo affrontato mesi difficilissimi. Non c’è una ripresa ma si assiste a una ripartenza. Le imprese stanno provando a reagire. Ci vorrà tempo.”, ha osservato Marco Gay, convinto anche lui che “un nuovo lockdown come quello vissuto non è pensabile, né gestibile né ripercorribile. Serve grande responsabilità per affrontare questo periodo”
Secondo l’indagine congiunturale della Confindustria Piemonte e dell’Unione industriale di Torino la produzione nel quarto trimestre 2020 vedrà una flessione dell’11,5% dell’industria e del 2,6 nei servizi, così come l’occupazione vedrà una flessione del 4,5% nell’industria del 2,3% nei servizi. Il 26,3 per cento dell’aziendedei servizi è intenzionato a ricorrere alla cassa integrazione nei prossimi mesi. Dato che si attesta al 39,2 nel settore manifatturiero. In Piemonte si attende – 20,5 per cento per quanto riguarda la redditività delle imprese manifatturiere e -11,2% per quanto riguarda la redditività dei servizi.
A fronte di questi dati Marsiaj ha commentato: “è una vergogna non aver deciso di andarsi a prendere 36 miliardi del Mes; in Piemonte ci sarebbe una ricaduta di 2 miliardi e la città della salute per esempio sarebbe ripagata”. A fine anno scade lo stop ai licenziamenti nelle imprese ma, ha osservato Marco Gay: “nessuno imprenditore vede i licenziamenti come un’opportunità”.
“Certo alcune aziende dovranno riorganizzarsi non solo per quanto riguarda i macchinari ma anche per quanto riguarda le competenze. Auspico che si metta in campo anche un piano di politiche attive serio che permetta il turn-over e la creazione di nuovi posti di lavoro con le competenze che servono all’imprese non possiamo perdere il treno della ripartenza”, ha concluso.
E.G.



























