Ad Arezzo due impiegati dell’Archivio di Stato hanno perso la vita in seguito alla fuga di un gas inodore, l’argon, sprigionato dal sistema antincendio. Una terza persona è stata soccorsa dal 118 per intossicazione. Secondo le ricostruzioni, le due vittime si sono recate nei ripostigli per verificare la causa dell’innesco del sistema antincendio, ma il locale era già saturo del gas ed entrambi hanno perso conoscenza prima che potessero tornare indietro. A scoprire il fatto i colleghi di lavoro, insospettiti dal mancato rientro delle vittime.
Immediata la reazione dei sindacati. “È necessario agire e dare risposte concrete. Forse qualcuno si è assuefatto ai morti e agli incidenti sul lavoro, eventi che provocano reazione e cordoglio per lo spazio di alcuni giorni. Noi no”. Lo dicono in una nota le federazioni di categoria Funzione pubblica di Cgil Cisl e Uil di Arezzo.
“Non solo non siamo assuefatti, non solo non siamo soddisfatti delle risposte che ci vengono dalle istituzioni, ma siamo assolutamente determinati a confermare la vita e la sicurezza nei luoghi di lavoro quale nostro fondamentale e prioritario impegno”, aggiungono. I sindacati sottolineano come con questa tragedia “si è fatto un ulteriore passo verso il baratro. La conferma è che non sono a rischio solo i tradizionali settori manifatturieri, ma anche gli altri, quelli genericamente indicati come dietro una scrivania”.
Non più tardi di quindici giorni fa, ricorda la nota, avevano chiesto al prefetto la “riattivazione del tavolo sulla sicurezza nel lavoro”, una richiesta oggi confermata a tutte le istituzioni perché “la difesa della salute e della vita nei luoghi di lavoro sia assunta come priorità”: per i sindacati, che esprimono le loro condoglianze alle famiglie dei due dipendenti morti, la sicurezza non può essere una variabile “non dipendente da nulla e da nessuno, tanto meno da ragioni di profitto o di scarsità di risorse”.





























