Secondo l’ufficio Studi di Confcommercio, considerando il rallentamento della prima parte del 2018 e il perdurante impatto negativo dei problemi strutturali, la previsione di variazione del Pil per il 2018 si ferma a +1,2%, in ulteriore rallentamento a +1,1% per il 2019 (in calo rispetto alla previsione di ottobre che indicava per il 2019 un +1,2%).
Queste previsioni già scontano la neutralizzazione completa delle clausole di salvaguardia per il 2019.
Emergono quindi i primi segnali di rallentamento dell’economia italiana. Confcommercio rivede al ribasso le stime sui consumi per quest’anno (+1% contro la precedente previsione del +1,1%) e per il 2019 (+0,9% contro il +1,1% della stima di ottobre).
L’ultimo quarto del 2017 ha mostrato una variazione congiunturale dello 0,3% contro lo 0,4% del terzo trimestre. Non ha evidentemente giovato a sufficienza – spiega Confcommercio – la crescita della produzione industriale in dicembre.
D’altra parte, il Pil mensile Confcommercio suggerisce che il primo trimestre 2018 potrebbe mostrare una variazione tendenziale al di sotto dell`1,4%, testimoniando l’apertura di una fase di raffreddamento dell’attività economica.
Nonostante nel 2017 il Pil sia cresciuto dell’1,5%, archiviando per l’Italia il quarto anno consecutivo in ripresa, Confcommercio raffredda gli entusiami: intanto, si è trattato di ripresa e non di crescita. In secondo luogo, il prodotto non ha mai raggiunto, dal 2014, cioè dall’inizio della fase di recupero dopo la crisi, un tasso di variazione tendenziale trimestrale – e, a maggior ragione, annuale – attorno o superiore al 2%, un target minimo per un riassorbimento abbastanza rapido della disoccupazione e di buona parte dell’area della povertà.
I problemi strutturali della nostra economia, quindi, come eccesso di burocrazia e pressione fiscale, deficit di legalità e infrastrutture, frenano la crescita facendoci perdere ogni anno 180 miliardi di Pil.
Il rapporto di Confcommercio sottolinea poi come il Mezzogiorno sia sempre più distante dal resto del Paese per tutti gli indicatori (unità di lavoro, Pil, consumi). Un dato su tutti: nel 2017 il reddito pro capite in Calabria è meno della metà di quello della Lombardia (17.200 euro contro 37.500). Dopo oltre 150 anni di storia unitaria dell’Italia – conclude il rapporto – c’è ancora una questione meridionale da risolvere.



























