Il governo, dopo qualche giorno di riflessione, ha deciso di non promuovere una legge contro le fake news. Giustamente: perché il problema non è quello degli strumenti atti a combattere le false notizie che girano sempre più vorticosamente, quanto della volontà di usare tutti i mezzi già a nostra disposizione per garantire una informazione corretta e verificata. Il punto è che si sta pericolosamente allentando la tenuta etica della nostra società e c’è chi pensa, a volte purtroppo giustamente, di potersela cavare dopo la diffusione di notizie, come si diceva una volta, false o tendenziose. Se ci fosse una riprovazione diffusa contro tali notizie e chi le diffonde, queste potrebbero forse essere meglio circoscritte e combattute. Purtroppo non è proprio così. Occorre quindi una azione molto più sottile e profonda per riuscire a rimuovere gli atteggiamenti che alimentano certe derive.
Il mondo del lavoro per fortuna è abbastanza lontano da queste abitudini. Ma le notizie strampalate anche in questo ambito non mancano. Per esempio, quella secondo cui la rigidità della Cgil nel confronto con il governo sulle pensioni sarebbe dovuta al fatto che metà degli iscritti alla confederazione di Corso Italia sono pensionati. Più che una fake news, una idiozia diffusa da chi non sa di cosa si parla, visto che la Cgil con il governo tratta del pensionamento di chi oggi ancora lavora (motivo per cui domani la confederazione manifestera’ nelle piazze d’Italia) e non di chi è in già quiescenza. Ma appunto, questa è una cosa sciocca e basta.
Per lo più il problema della giusta comunicazione sui temi del lavoro è legato alla poca professionalità spesa, all’abitudine di parlare senza approfondire gli argomenti. Un caso per tutti, quello dello sciopero di Amazon dei giorni scorsi. Molti media, non tutti ma parecchi, hanno parlato di questo sciopero – effettuato in concomitanza con il Black Friday, quindi in un momento delicato per l’azienda- esaltando le ragioni di una vertenza a sostegno di lavoratori sottopagati e maltrattati dai padroni cattivi. In realtà i dipendenti diretti di Amazon (1.600 nel polo logistico di Piacenza) sono regolarmente contrattualizzati, quindi pagati quantomeno come da contratto nazionale, godono di svariati benefit aziendali (anche molto significativi, come quelli per l’istruzione e la formazione), lavorano in un ambiente curato, distante anni luce da altre realtà industriali del nostro paese. Certo, la gran parte dei dipendenti svolge un lavoro non intellettuale ma fisico: e quindi sì, faticano; ma nulla che possa giustificare una vertenza dura.
Le ragioni alla base di questa vertenza sono altre, e sacrosante: Amazon guadagna moltissimo proprio grazie ai suoi dipendenti, i lavoratori di questa azienda hanno un’alta produttività, e giustamente, chiedono di partecipare a questi enormi profitti con qualcosa che vada oltre lo stipendio base. Del resto, non sono proprio le imprese a sostenere da anni che gli aumenti salariali si devono dare dove esiste una redditività? Nel caso di Amazon è indiscutibile che questa sia ben presente, dunque e’ normale che i dipendenti, attraverso i loro rappresentanti sindacali, chiedano che sia in qualche modo ridistribuita con un accordo integrativo aziendale.
Ma c’è un altro aspetto di questa vertenza che è stato forse sottovalutato dai media. Sarebbe forse stato il caso di osservare, infatti, che i sindacati stanno iniziando ad aprire vertenze non solo difensive, come sono stati costretti a fare per tutti i lunghi anni della crisi economica, ma finalmente anche acquisitive. Per dirla in breve: dopo aver tanto dato adesso si vuole, giustamente, prendere. Sarebbe stato opportuno mettere in evidenza come, in tal modo, il sindacato risponda anche a quella crisi dei salari che angustia il nostro paese, dove proprio la ridotta dinamica retributiva impedisce il decollo della domanda interna, e quindi l’uscita piena dalla crisi. Ce lo dicono da mesi tutte le grandi istituzioni economiche, nazionali e internazionali; adesso i sindacati, forse, hanno iniziato a muoversi in questa direzione.
Contrattazione
Questa settimana è stato siglato l’accordo Unionchimica Confapi sull’articolo 78 del Contratto collettivo nazionale, relativa alla verifica salariale dovuta agli scostamenti inflativi. Anche in Poste Italiane è stata raggiunta l’intesa, dopo mesi di tensione, per il rinnovo del contratto nazionale delle società del gruppo per il triennio 2016/2018. Inoltre, a Bologna, è stata siglata l’ipotesi di accordo in Motori Minarelli che tutela 68 lavoratori dal licenziamento voluto da Yamaha. Infine, è stato interrotto il negoziato per il rinnovo del contratto agricolo florovivaista per l’ indisponibilità da parte degli imprenditori di discutere una nuova dinamica salariale che possa tutelare l’occupazione e allo stesso tempo andare incontro alle aziende in crisi.
Analisi
Maurizio Ricci riporta i contenuti dell’analisi di Richard Stoess per il Fritz Ebert Stiftung Institute: “Trade Unions e Right-Wing Extremism in Europe”. Dalla ricerca emerge un dato inquietante: un lavoratore ha una volta e mezza più probabilità di guardare all’estrema destra e al populismo se è iscritto al sindacato, piuttosto che se non lo è.
La nota
Fernando Liuzzi fa il punto sulla vertenza Ilva, alla luce dei due fatti chiave della settimana: da un lato la decisione del presidente della Regione Puglia e del sindaco di Taranto di impugnare il decreto ambientale sull’Ilva, che ha bloccato la trattativa, dall’altro l’intenzione della Commissaria alla concorrenza Ue, Margrethe Vestager, di ridurre i tempi dell’indagine aperta sull’acquisizione Ilva da parte di ArcelorMittal.
Infine, si riporta la presentazione, firmata da Marco Cianca, del nuovo libro di Giuliano Cazzola “Storie di sindacalisti”, col quale l’ex dirigente Fiom e Cgil punta a riaprire un confronto di idee nel sindacato.
Interviste
Massimo Mascini ha intervistato Laura di Raimondo, direttore generale di Asstel, a proposito dell’accordo di programma sottoscritto per il settore delle telecomunicazione, che consentirà il rafforzamento delle imprese, aumentando salario e occupabilità dei lavoratori. Inoltre, sullo stesso tema, ha sentito il segretario generale della Fistel-Cisl, Antonio Vitale che ha spiegato gli obiettivi dell’intesa raggiunta per il contratto in un’ottica strettamente bilaterale.
Tommaso Nutarelli ha intervistato il segretario generale della Sgb-Cisl, Michele Buonerba, sull’ esperienza di WorldSkills, l’Olimpiade mondiale dei mestieri e delle professioni nella quale l’Italia ha ottenuto il 6 posto su 79 paesi concorrenti: un risultato straordinario, dal quale ripartire per fare il punto sullo stato di salute della nostra formazione professionale.
Il guardiano del faro
Marco Cianca, questa settimana, ragiona sull’ “inciucio”, uno dei luoghi comuni piu’ tipici della nostra politica nazionale
Diario della crisi
Questa settimana Ideal Standard ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Roccasecca mettendo a rischio circa 300 posti di lavoro. All’Embraco di Riva di Chieri gli operai sono scesi in presidio permanente, picchettando i cancelli e bloccando le merci in uscita, per protestare contro l’annuncio da parte di Whirpool di non poter sostenere i contratti di solidarietà di circa 537 lavoratori. I sindacati chiedono l’intervento del ministero. A Roma si è svolta la manifestazione nazionale dei professionisti della sanità pubblica contro i tagli della legge di bilancio 2018 alla sanità e per proclamare un primo sciopero per il 12 dicembre. Dalla multinazionale Ikea arriva il caso di Marica, una lavoratrice con due figli a carico, di cui uno disabile, licenziata dalla multinazione svedese perché impossibilitata a rispettare l’orario di ingresso delle 7. I sindacati di categoria Flc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Ugl Tlc richiedono a Tim un piano industriale che possa permettere la proroga del contratto di solidarietà. Continua, infine, la protesta dei lavoratori delle concessionarie autostradali. I sindacati di categoria Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil hanno proclamato un altro sciopero in difesa di 3 mila posti di lavoro a rischio dopo la bocciatura dell’emendamento Borioli-Esposito, che riportava dal 20% al 40% la percentuale degli appalti in affidamento alle aziende controllate dai concessionari autostradali.
Documentazione
Nella sezione dedicata è possibile trovare il dati Istat sui conti economici del II trimestre 20017, il rapporto sui prezzi al consumo di novembre, il rapporto su occupati e disoccupati di ottobre, il rapporto su struttura e competitività delle multinazionali italiane, il rapporto sui profili dei nuovi imprenditori e delle imprese high-growth e i dati sulla fiducia dei consumatori e delle imprese di novembre. Inoltre è possibile visualizzare il testo della ricerca “Trade Unions and right-wing extremism in Europe” di Richard Stoss per l’istituto Friedrich-Ebert-Stiftung, il testo del rapporto Cna, Osservatorio Lavoro, di ottobre, il verbale di accordo Atac sul piano industriale 2018-21 e il verbale di accordo sugli scostamenti inflattivi firmato dai sindacati di categoria con Unionchimica Confapi.



























