Venerdì 23 gennaio, su gentile invito del prof Cesare Vaciago, sono stato all’Università di Milano Bicocca a fare una lezione sulle “Relazioni industriali” in Italia. È stato un pomeriggio molto ricco per me: per le domande e le considerazioni dei partecipanti al Master e per il dialogo, spesso fatto di battute e ricordi con Cesare Vaciago: di quando lui era responsabile del personale del gruppo Montedison e io un sindacalista chimico. Grazie a tutti i partecipanti.
Di seguito la scaletta dei miei appunti introduttivi.
Le relazioni industriali in Italia
(il dialogo e il confronto fra organizzazioni delle imprese e del lavoro)
A. Premessa:
• oggi meno Dialogo, meno Confronto fra le parti sociali: è una crisi momentanea o un DECLINO? (io penso un declino);
• Si tratta di un malessere limitato o di un’EPIDEMIA?
• Se la crisi di rappresentanza interessa la Politica, il Sociale, l’Economia, le Istituzioni è giusto pensare a un’EPIDEMIA;
• L’EPIDEMIA è solo ITALIANA o GLOBALE? Il Rapporto ILO 2018 parla declino mondiale del sindacato: quindi, almeno per le organizzazioni sociali sembra essere globale.
B. Restiamo alle relazioni industriali italiane:
• 6 FASI storiche DIVERSE:
1 Lo SVILUPPO degli anni 45/60 si basò su Diritti e Salari bassi: “la democrazia si ferma davanti ai cancelli delle fabbriche”, si diceva.
2 Il RISCATTO del lavoro, fine ’60/’70 (specie al Nord): le lotte producono + Salari e + Diritti (fino al punto unico di contingenza ’75 per difendere le retribuzioni dall’inflazione);
– sono lotte spesso represse con violenza: governo Scelba, Tambroni (i morti di Reggio Emilia);
– nasce un nuovo sindacato da diviso a unitario, dai luoghi di lavoro alle confederazioni nazionali: la contrattazione da anomala diventa fisiologica;
– È anche la fase delle grandi riforme del Paese: SSN, Statuto Lavoratori, Pensioni, Regioni, ecc. Il sindacato italiano guarda al benessere generale, non solo ai propri iscritti.
– 3 La RISTRUTTURAZIONE e RAZIONALIZZAZIONE dei settori industriali anni ‘80: + Investimenti — Occupazione;
– Il sindacato dà vita alla SVOLTA EUR ’78: la priorità è la difesa dell’occupazione, non più dei salari (vedi intervista di Scalfari a Lama);
– Le associazioni rappresentanti delle imprese sono più articolate e ricche di oggi: (ruolo dell’INTERSIND oltre Confindustria produce una prassi di relazioni sindacali più costruttive).
4 Fase di RIDIMENSIONAMENTO della SCALA MOBILE e inflazione:
– ’84: decreto CRAXI e rottura dell’unità sindacale (più per ingerenza politica che divisione reale del sindacato);
– ’92: Accordo Amato con il blocco della contrattazione e le dimissioni di Trentin: l’AUTUNNO DEI BULLONI con gli scontri in piazza tra lavoratori e sindacati.
5 La svolta della CONCERTAZIONE nel ’93 (Protocollo Ciampi):
– Grande potere politico dei sindacati: le parti sociali fanno da supplenti alla crisi dei partiti;
– inflazione programmata e poi conguaglio (modello Tarantelli della predeterminazione);
– un sistema contrattuale nazionale articolato su due bienni: il primo che concorda un’inflazione “preventiva” di cui tener conto, il secondo che conguaglia le retribuzioni tenendo conto delle dinamiche reali;
– il sistema dei nuovi CCNL è complesso e finisce per comprimere la contrattazione di secondo livello? (io penso di sì);
– (a mio parere la stagnazione dei salari, della produttività e degli investimenti comincia in quel decennio).
6 DISINTERMEDIAZIONE fine anni ’90: i partiti vogliono fare da soli
– (da D’Alema, a Berlusconi, a Renzi);
– il liberismo economico (meno Stato più mercato) illude anche la sinistra: lo sviluppo redistribuisce ricchezza e riduce diseguaglianze (anche se non è mai accaduto);
– i vincoli europei impediscono la svalutazione della Lira per aumentare la competitività: si passa alla svalutazione del Lavoro (e dei sindacati);
– i corpi intermedi mutano ruolo: fanno più politica esplicita o si accontentano di esercitare un ruolo di lobby silenziosa;
– i Partiti che vogliono superare la concertazione sono + forti o più deboli? secondo me più deboli: nessun partito di massa degli anni ’60/70 avrebbe avuto timore di confrontarsi con le parti sociali.
C. Come funzionava il sistema contrattuale?
• Protocolli Interconfederali a 2 (imprese e sindacati) che concordano strategie comuni e demandano agli altri livelli la loro applicazione;
• Protocolli a 3 col Governo (Nazionale o Regionali) per sintonizzare comportamenti sindacali e politiche;
• CCNL di categoria produttiva e di servizio (circa 250);
• contrattazione nei luoghi di lavoro (negli anni ’80 fino a 10.000);
• contr. territoriale di categoria (edili, agricoltura);
• contr. territoriale confederale (800 circa ogni anno: pensionati e confeder. su questioni di assistenza e welfare territoriale);
• la prassi ha prodotto un RICONOSCIMENTO di fatto dei Sind più rappresentativi e la validità dei contratti “ERGA OMNES”.
D. Oggi?
• oltre 1000: veri e pirata depositati al CNEL (Concorrenza sleale che rompe la rappresentatività consolidata e l’Erga Omnes);
• solo 2000/3000 contratti secondo livello;
• nuovi sindacati (e nuove organizzazioni delle aziende);
• non riconoscimento automatico di CGIL CISL UIL come sindacati maggiormente rappresentativi;
• richiesta una legge per “certificare” la RAPPRESENTANZA e SALARIO MINIMO per legge
E. La situazione sindacale attuale?
• Una latente Schizofrenia: le Confederazioni più politiche e meno unite;
• Le Categorie fanno contratti unitariamente;
• Territorialmente poco o niente: basti pensare alla non contrattazione delle risorse del PNRR;
• (Tendenza generale: anche i partiti non più radicati nel territorio)
• (Solitudine anche degli Enti Locali)
F. Dalla forma alla sostanza:
• la globalizzazione ha cambiato il peso e il valore del lavoro;
• si è determinata una personalizzazione del lavoro: non più “operaio massa”;
• si è determinata una polarizzazione tra alte competenze e lavoro “usa e getta”;
• le alte competenze si pensano autonome (non necessitano sindacato);
• basse competenze precarie (pseudo autonome) non sanno cos’è il sindacato;
• offerta di lavoro non incontra domanda e viceversa;
• molta occupazione di scarsa qualità (e bassi salari);
• impoverimento del Welfare pubblico;
• cosa produrrà l’attuale IMPERIALISMO ECONOMICO e la diffusione dell’IA? (secondo me accentueranno la polarizzazione tra Paesi e quella sociale-economica all’interno di ciascuno dei Paesi).
G. Che fare?
• Come ricostruire una forte rappresentanza sindacale del lavoro? Promuovendo la crescita delle competenze del lavoro;
• Ricomponendo il lavoro per diritti e condizioni;
• Attuando una nuova contrattazione unitaria su produttività, salari e investimenti: con indirizzi nazionali ma necessariamente applicata a partire dai luoghi di lavoro;
• Promuovere esperienze di lavoro ricco (per competenze e diritti), anche per evitare che i giovani vadano all’estero alla ricerca di condizioni migliori;
• Rappresentare il lavoro a partire da dove è: più nel territorio che in luoghi specifici, DIFFICILE MA NECESSARIO;
• Anche per le piccole imprese è meglio la contrattazione territoriale (per evitare concorrenza sleale);
• Politiche di integrazione migranti per compensare dinamiche demografiche e la riduzione degli attivi;
• E una concertazione territoriale sugli investimenti pubblici.
H. E per rafforzare la rappresentanza politica?
• Sinceramente non so rispondere a questa domanda;
• Solo una considerazione: non credo si possa ricostituire sui social la vecchia partecipazione e militanza;
• Mi pare necessario, prima del CAMPO LARGO POLITICO, ricostruire un CAMPO LARGO SOCIALE TERRITORIALE.


























